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I piedi per terra su mondi fantastici

“A volte si ha la fortuna di trovare la propria strada sviluppando i percorsi che ci interessano, senza uno scopo né una scadenza”. Parola di Roberto Vitalini, fondatore di Bashiba e Video Designer.

Vitalini

Roberto Vitalini
Luganese, classe 1971, fonda Bashiba nel 2006 e, dal 2009, collabora con il regista teatrale Daniele Finzi Pasca. Tra le sue realizzazioni più celebri, la foresta di luce della cerimonia di chiusura delle Olim-
piadi di Sochi del 2014 e il LED Floor della Fête des Vignerons 2019.


Idee e la tecnologia. I motori del cambiamento sono solitamente questi due: un’intuizione che apre nuovi scenari e un’infrastruttura che permette di metterla in pratica. Nel lavoro di Roberto Vitalini, Video Designer e fondatore di Bashiba, i due elementi convivono in modo armonico, si supportano a vicenda e danno vita a contesti sorprendenti.
“Sono un sognatore - afferma Roberto -: ho sempre avuto poca passione per gli oggetti materiali e molta per i mondi in cambiamento. Mi interessa l’evoluzione delle cose, la creazione di qualcosa che non c’è e che mi possa sorprendere”. Le sue prime parole fanno emergere subito l’anima visionaria e creativa tipica degli artisti. Scavando più a fondo, si fanno però largo anche quella minuziosità, quella professionalità e quel pragmatismo che diventano fondamentali per contribuire alla creazione di show complessi come la chiusura olimpica di Sochi o la Fête des Vignerons.

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Roberto, come ti sei avvicinato a questa professione?

Mi sono avvicinato a questo mondo attraverso un Master in Media e Comunicazione all’Università di San Gallo, organizzato in collaborazione con il St. Mary’s College of California: questo mi ha permesso di entrare in contatto con tante realtà stimolanti e visionarie, come Lucasfilm, Dolby e Apple. Dopo il Master ho fatto un viaggio in Cina e Tibet, e proprio qui mi è scattata la molla che, qualche tempo dopo, avrebbe dato vita a Bashiba. Mi trovavo a 5000 metri, di fronte a un paesaggio roccioso senza vegetazione: non c’era nulla, ma mi sentivo bene. Ho alzato lo sguardo e sono rimasto colpito da un cielo di un blu che non avevo mai visto. Questa bellezza quasi astratta, questi colori pieni di vita - anche se la vita era rara - mi hanno dato un senso di felicità e ho pensato che mi sarebbe piaciuto, attraverso la tecnologia, provare a fare vivere quella stessa sensazione alle persone che lavorano in un ufficio senza finestre, lontane dalla natura. Così, in quel luogo, ho avuto l’ispirazione per iniziare l’avventura con Bashiba (ba-shi-ba, 88 in cinese, numero fortunato, ndr).

 

I preparativi per lo spettacolo della Fête des Vignerons 2019, evento Patrimonio dell’Unesco che celebra i viticoltori della regione di Vevey, nel canton Vaud. Per la manifestazione è stato realizzato il più grande pavimento a LED per un evento al mondo, che prevedeva l’esibizione di oltre 5500 attori figuranti, ma anche animali come mucche e cavalli. 

Sei riuscito a ricostruire un panorama virtuale?

Siamo riusciti a creare un paesaggio che cambiasse in tempo reale, come un videogioco, lavorando sulle metafore di dati: abbiamo sviluppato un panorama virtuale (Bashiba Panorama, ndr) all’interno del quale le condizioni meteorologiche variavano a seconda dei dati borsistici; potevamo influenzare una moltitudine di variabili: per riassumere in termini molto semplici, quando la Borsa andava bene splendeva il sole, se la volatilità aumentava si innalzava il vento, si increspava il mare; e quando i dati cominciavano a peggiorare, il clima diventava cupo, il sole veniva nascosto dalle nubi e incominciava a nevicare. La bellezza di una metafora climatica è che permette di capire senza bisogno di leggere i dati: la stessa differenza che c’è tra analizzare i dati meteorologici, le pressioni, i venti e rivolgere semplicemente lo sguardo al cielo. Questo Software non aveva niente a che vedere con l’automatizzazione: era semmai un supporto alle decisioni degli esseri umani, immediato e comprensibile da chiunque perché parlava un linguaggio universale, permetteva di percepire i rischi e di intervenire. La mia idea era vendere questo Software alle aziende, in particolare alle banche: cioè le entità che, nella mia testa, avevano le risorse per acquistare grandi schermi.

Ci sei riuscito?

Purtroppo no. Ho cominciato a proporre questo servizio nel 2008 in Svizzera, ma ho capito che il settore finanziario non era il più idoneo. La domanda ricorrente che mi veniva posta era: e quando le cose vanno male, che cosa facciamo vedere? Così mi sono detto: meglio andare in Giappone, nazione all’avanguardia dal punto di vista tecnologico. Anche troppo, sfortunatamente: una volta giunto alla Borsa di Tokyo, una persona molto gentile, dopo aver visto cosa mi sarebbe piaciuto installare, mi ha mostrato come in realtà fosse tutto automatizzato e ogni decisione dipendesse dalle macchine. La presenza umana in Borsa serviva solo come scenografia per gli interventi puntuali della televisione. Così, sconsolato, sono rientrato in albergo. E proprio quando pensavo di aver finito le carte da giocare, una telefonata inattesa mi aprì la possibilità di un uso puramente estetico del Software che avevamo sviluppato, riportandomi all’idea originaria che avevo avuto in Tibet.

 

Bashiba Panorama è il primo progetto realizzato da Bashiba nel 2008: consiste in un panorama virtuale all’interno del quale le condizioni meteorologiche variano a seconda dei dati borsistici. Pur non essendo mai stato utilizzato con il suo fine originario, il Software ha generato negli anni molte immagini impiegate da Roberto Vitaliani nelle sue video scenografie.

 

Qual è stato l’episodio che ha fatto svoltare la tua carriera?

Ho ricevuto una telefonata dal regista Daniele Finzi Pasca, che aveva visto i video dei miei panorami e aveva un’esigenza molto concreta: utilizzare i miei mari e venti come videoscenografia per l’opera “L’Amour de loin”, della quale stava curando la regia a Londra. Per me era semplice creare atmosfere tragiche e solenni: così abbiamo avviato una collaborazione che prosegue ancora oggi.

Un cambiamento deciso rispetto a quello che ti eri immaginato inizialmente...

In realtà la mia prima ambizione era proiettare i miei video in grandi formati. Quando ho visto il “mio” mare dentro l’English National Opera, mi sono reso conto che era uno schermo molto più grande di quello che avrei avuto a disposizione in una banca. Da quel giorno, mi sono ritrovato catapultato a mia insaputa nel mondo della video-scenografia. Cioè nella produzione di video a supporto di spettacoli teatrali, lirici o di grandi eventi: un lavoro basato sulla collaborazione con una grande quantità di attori. Ed è proprio questo che amo e non mi annoia mai: mi piace inserirmi in un “pacchetto” complesso, non mi ritengo una prima donna e non ho il desiderio che il video primeggi all’interno dello spettacolo. Non sono un artista che si esibisce con uno show prestabilito: il mio obiettivo è produrre qualcosa che funzioni, che si inserisca in modo armonico nel contesto e che poi viaggi senza di me. Mi piace la creazione degli spettacoli, non sono un animale da tournée. E amo la fase di test perché mi dà la possibilità di vedere i video giganti in uno stadio o in un teatro senza persone. Ci sono cose che hanno più senso quando sono giganti: come la grande piramide di Giza, che desta tuttora stupore e meraviglia.

Vuoi provare a spiegarci come lavori? Come passi dall’idea di un video alla realizzazione finale?

Si tratta di un percorso molto meno lineare di quello che ci si potrebbe immaginare. Raramente ricevo un brief, ma non è un problema: perché amo essere libero di proporre e di pescare dall’archivio dei miei progetti. Paradossalmente, io e i miei collaboratori lavoriamo “al contrario” rispetto a un normale fornitore di videofilmati: cioè programmiamo dei generatori di immagini quando abbiamo tempo libero, quando abbiamo modo di esplorare le strade che ci ispirano, quando ci viene un’idea. La nostra creatività non è legata agli incarichi che riceviamo ma alla ricerca estetica pura. Per me innovazione significa proprio questo: avere la libertà di approfondire le cose che mi interessano al di là del loro fine commerciale. La miccia è una ricerca artistica generativa senza scopo: prima o poi i mondi digitali che produciamo torneranno utili, altrimenti saranno stati una fonte di crescita.

 

Bashiba Infinity Room - Immersive Experience

Quindi producete una grande quantità di materiali video e, nel momento in cui ricevete un incarico, utilizzate quello più adatto alle peculiarità del progetto. Corretto?

Non del tutto. Innanzitutto, creiamo i programmi che danno vita a video generativi: cioè dei video che possono continuare a cambiare, a evolversi perché influenzati ad esempio dal canto o dai movimenti degli attori. Quando poi lavoriamo a una specifica scenografia, lasciamo che le macchine creino nuovi mondi e, quando ci sembra che le immagini si adattino bene alle nostre necessità, le “catturiamo”. Parte del nostro lavoro può essere pianificata, come ad esempio la definizione minuziosa del video in relazione alla coreografia, mentre molti altri dettagli e imprevisti sono difficili da prevedere e devono essere definiti nella fase di test sul campo nelle settimane precedenti lo spettacolo.

Quali sono stati gli imprevisti più difficili da affrontare nella tua carriera?

Potrei citarne a decine, ma ne scelgo due. Lo spettacolo della Fête des Vignerons 2019, evento Patrimonio dell’Unesco per il quale è stato realizzato il più grande pavimento a LED per un evento al mondo, prevedeva l’esibizione di oltre 5500 attori figuranti ma anche di animali come mucche e cavalli: nessuno sapeva come si sarebbero comportati su uno schermo di 800 metri quadri. Dopo cauti esperimenti, siamo riusciti a fare correre i cavalli sul LED floor ricreando un selciato virtuale fisso, superficie sulla quale gli animali si sentivano a loro agio. Completamente diversa invece è stata l’esigenza da soddisfare durante la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali di Sochi 2014: lo show prevedeva la creazione di una foresta di luce sospesa. 209 tubi LED alti 12 metri, con 8 strisce di video LED per ogni tubo per permettere a tutto il pubblico di apprezzare le stesse immagini da angoli diversi, per un totale di circa 20 chilometri. La difficoltà maggiore è stata mostrare le bandiere delle nazioni partecipanti: dovevamo essere certi che dal punto di vista dei politici - in primis del presidente Putin - e dei rappresentanti del corpo olimpico la resa fosse perfetta. Alcuni dettagli, come ad esempio le stelle della bandiera americana, non erano semplici da visualizzare: ma grazie a un grande lavoro di squadra e a molti test siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo.

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La video scenografia realizzata da Bashiba per la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali di Sochi 2014: una foresta di luce sospesa costituita da 209 tubi LED alti 12 metri. Circa 20 chilometri di video per permettere a tutto il pubblico di apprezzare le stesse immagini da angoli diversi.

 

Qual è l’installazione che ti ha dato più soddisfazione?

Avudo, uno show realizzato dalla Compagnia Finzi Pasca nel 2017 per il 375esimo anniversario della città di Montréal, in Canada. Su una superficie di 120x50 metri di container all’aperto abbiamo proiettato delle immagini del mare derivato dal Bashiba Panorama come intro dello show vero e proprio. Vedere il mare gigante davanti alla città di Montréal era per me un grande regalo: un prodotto che nessuno voleva mi ha poi proiettato in un mondo fantastico.

 

Avudo, lo show realizzato dalla Compagnia Finzi Pasca nel 2017 con il contributo di Bashiba per il 375esimo anniversario della città di Montréal, in Canada. In questa installazione, le immagini del mare estrapolate dal software Bashiba Panorama sono state proiettate su una superficie di 120x50 metri di container.

 

Che cosa ti piace più di tutto del mondo in cui lavori?

Dietro all’apparente leggerezza dell’intrattenimento, c’è un tessuto di professionisti che lavorano con una precisione e un’attenzione al dettaglio maniacale. Gli acrobati non possono sbagliare, i banchieri si. La precisione con la quale lavorano artisti e addetti ai lavori del mondo dell’intrattenimento non smette mai di stupirmi.

A proposito di stupore: qual è l’ultima volta in cui ti sei stupito?

Mi stupisco ogni volta che vedo all’opera i grandi performer dal vivo: cantanti, funamboli, acrobati, atleti. Mi sorprende la bravura delle persone e mi affascina chi ha doti diverse da me. Detto questo, quando mi trovo a fare le prove di notte da solo e accendo un led floor da 800 metri quadri che illumina di colpo tutta l’arena, mi stupisco sempre come se fosse la prima volta. E provo tanta felicità.

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