Marianna Barracane 08 aprile 2021 6 min

Smart Working: l'abbiamo finalmente sdoganato?

La pandemia ha accelerato l'adozione dello Smart Working da parte di molte aziende. Dopo un anno di lavoro da remoto, possiamo dire di averlo finalmente sdoganato?

È da più di un anno che lo Smart Working è stato "normalizzato". Per alcune aziende non ha rappresentato una novità: era da anni che si parlava di lavoro agile, da remoto, con una gestione degli orari più flessibile e personalizzata a patto di rispettare le scadenze designate dal datore di lavoro. 

Fino al 2019 lo Smart Working rappresentava un vero e proprio benefit che non tutte le aziende mettevano a disposizione. Il 2020 e la relativa pandemia hanno forzato questo grande cambiamento anche per tutte quelle compagnie assolutamente contrarie all'adozione del lavoro da remoto. 

Ci voleva davvero una pandemia per sdoganare lo Smart Working?

A quanto pare sì. Dopo pochi mesi di Lockdown alcune grandi aziende come Google, Twitter e Facebook hanno dichiarato che i loro dipendenti avrebbero potuto lavorare definitivamente da remoto. Altre aziende hanno seguito l'esempio dopo aver visto una sensibile riduzione dei costi aziendali. Secondo thinkwithgoogle.com, il risparmio medio per un'azienda è del 30%.

Dall'altra parte, la produttività dei dipendenti sembra essere aumentata del 20%.

Perché?

Certo, in una situazione di lockdown e restrizioni, nessuno di noi si sente al top della forma. 

Tuttavia, il lavoro da remoto, comporta tutta una serie di benefici: niente pendolarismo o guida nel traffico delle ore di punta (condizioni stressanti per antonomasia). L'incidenza di disturbi del sonno è aumentata ma allo stesso tempo la sveglia suona un po' più tardi per tutti. Coloro che, invece, continuano a svegliarsi presto trovano spesso un ritaglio di tempo per l'attività fisica, una doccia e la colazione.  Ci si veste in maniera comoda e si mangia meglio. Insomma: ci sono tutte le condizioni per lavorare in maniera serena. 

Si può barare in Smart Working?

Una delle preoccupazioni "pre-Covid-19" maggiori dei datori di lavoro  era che i propri dipendenti utilizzassero il lavoro da casa come scusa per lavorar meno. Ad un anno dallo Smart Working obbligatorio, possiamo affermarlo: il lavoro da remoto smaschera i "furbetti". Se un dipendente non lavora da casa c'è un'altissima probabilità che non lavorasse nemmeno in ufficio. Al contrario: chi produceva in ufficio, continua a produrre (anche di più da casa). 

 

I problemi dello Smart Working

Il lavoro da remoto ha chiaramente dei limiti. Innanzitutto i professionisti che hanno la possibilità di adottare lo Smart Working sono solo una piccola percentuale del mondo del lavoro. In secondo luogo ci sono persone che in casa hanno delle situazioni particolari (bambini piccoli, qualcuno da assistere ecc.) e difficilmente riescono a trovare la giusta concentrazione all'interno della propria abitazione. 

Un altro grande problema è la mancanza di contatti con il mondo esterno. Le nostre vite normali sono fatte di costanti interazioni, anche e soprattutto nel lavoro che occupa buona parte delle ore della nostra giornata.

Il fatto che le relazioni siano quasi del tutto digitali, ormai, è qualcosa di sicuramente apprezzabile (siamo fortunati a vivere in un'epoca in cui nessuna distanza è incolmabile, grazie alla tecnologia) allo stesso tempo è piuttosto alienante e molte persone ne soffrono. 

L'equilibrio perfetto sembra essere un'equa divisione fra lavoro da remoto e lavoro in ufficio. 

Due, tre giorni alla settimana in ufficio: quel tanto che basta per non perdere i contatti con le altre persone. Utilissimo per le nuove reclute aziendali che così hanno modo di interagire con i colleghi, instaurando un legame più "classico", fondamentale per lavorare bene insieme. Da remoto e non. 

 

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Marianna Barracane

Editor e SEO Copywriter, con una lunga esperienza nel mondo dell'Affiliation Marketing. Adora i Social Media e le riviste di moda. In Ander Group è Content Strategist e si occupa delle strategie di contenuto web e social sia corporate che per i clienti.