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Francesca Moretti 05 gennaio 2022 7 min read

Sex & Gender Medicine: come siamo, come sembriamo, come ci sentiamo

Che cos’è la Sex & Gender Medicine? Qual è la differenza tra sesso e genere? Abbiamo fatto una chiacchierata con la Dott.ssa Susanna Grego, dell’Istituto Cardiocentro Ticino.

Quanti falsi miti ci sono nella medicina moderna? Il medico, pur intervenendo sulla salute di altri individui, rimane condizionato dai pregiudizi e dalle informazioni assimilate in anni di studio. Tutti siamo cresciuti con delle convinzioni, dei luoghi comuni che ci aiutano meglio a dividere l’umanità per sezioni che a loro volta dipendono da un pregiudizio sociale, da una gerarchia idealizzata e condizionante a cui siamo tutti esposti. Tutti questi bias sono costanti, presenti anche in ambito medico e molto più rilevanti di quello che si crede per una diagnosi corretta o errata.

“Lo stesso avviene per il sesso. Sì, chiamiamolo col proprio nome: sesso. Noi siamo biologicamente maschi e femmine, socialmente uomini e donne”. Così esordisce Susanna
Grego, medico specialista in cardiologia che si occupa di progetti particolari tra i quali le malattie rare cardiovascolari e l’approccio alle differenze tra uomo e donna nella diagnosi e terapia. “Il sintomo è un campanello d’allarme ed il suo racconto rappresenta la prima interazione fra medico e paziente. Come tale va interpretato nella maniera più oggettiva possibile. La nostra formazione medica, ancora oggi, risente delle informazioni derivanti da studi effettuati esclusivamente o prevalentemente effettuati sui maschi per questioni scientifiche o di opportunità. Ne deriva che anche la sintomatologia, per esempio quella cardiologica, è stata descritta immaginando una figura maschile, oscurando la situazione cardiologia femminile, caratterizzata da sintomi diversi. Detto questo, non si può interpretare il dolore come cardiologico, o no, senza oggettivarlo, prendendo in considerazione, in egual misura, entrambi i sessi. La grande sfida è far capire che nella visione della medicina che tutt’oggi intendiamo, tutti gli indici sono standardizzati su valori realistici solo per una fetta della popolazione: per fare un esempio, le femmine hanno vasi e dimensioni del cuore più piccole rispetto ai maschi, e questo è diventato un sinonimo di difficoltà durante una procedura, perché la stessa è stata valutata e standardizzata sui maschi”.


Che il politically correct, soprattutto nel linguaggio, abbia condizionato la percezione generale,
ad esempio, l’approccio medico?

“Sesso e genere indicano due aspetti diversi dell’essere umano: quello biologico e quello sociale. I due significati non sono interscambiabili, in alcune lingue vengono addirittura determinati dallo stesso termine (es. tedesco). Prima si parlava di parità dei sessi, una parola troppo spinosa per essere di pubblico utilizzo, si è passati al genere. Ma non ha lo stesso significato: cambiare una terminologia, magari solo per convenienza, rischia di modificare tutto lo storytelling nonché di generare confusione e dubbi sul tema”.


Cosa l’ha spinta ad interessarsi alla Sex & Gender Medicine?

“L’evidente errore di comunicazione di quello che era il principio iniziale di questa specializzazione: unire questi due termini nel più generico “medicina di genere” che non ha alcun significato, anzi. In realtà, la “Sex & Gender Medicine”, se intesa con la corretta nomenclatura, sottolinea la necessità di uno stesso approccio alle cure per uomini e donne, per poi evidenziarne le differenze ed agire di conseguenza. Le differenze biologiche fra maschio e femmina non sono solo nel sistema riproduttivo ma in tutti gli aspetti regolati da fluttuazioni e concentrazioni ormonali e dal diverso tipo di risposta agli stimoli esterni. La curiosità è il mio motore. Qualche anno fa, l’illuminazione è arrivata dal ginecologo Marek Glezerman. Ero seduta, incantata, in prima fila durante una sua lezione mentre lui sottolineava le evidenze antropologiche e storiche fra donne e uomini. La componente antropologica è antichissima e complessa. È rimasta invariata nel tempo. Gli aspetti biologici e quelli sociali si sono legati e hanno condizionato l’essere femmina o maschio per questioni funzionali alla sopravvivenza della specie”.


È successo anche con il Covid? Persino l’Unione Europea ha sollevato il problema!

“Anche il caso Covid, quello che tutti abbiamo vissuto da vicino, è coinvolto nel bias” continua “il virus va dove trova un appiglio. Si è partiti, come al solito, dal presupposto che tutto il pianeta si comporti come il mondo occidentale. Dopo una prima osservazione è emerso che le donne si contagiavano di più ma si ammalavano meno gravemente. La notizia dipende dalla magnitudine di questi punti: il contagio e la malattia. Questa distanza è stata ritenuta valida ed applicabile in tutto il mondo, tuttavia, ci sono delle differenze sostanziali da prendere in considerazione: le donne del mondo occidentale svolgono mestieri a contatto con il pubblico e partecipano attivamente alla vita sociale, rispetto alle donne di altre zone del mondo. Aggiungo anche che in India, la mortalità in seguito a Covid è stata più alta nelle donne che negli uomini. Marek Glezerman, quel giorno, mi ha spiegato un concetto banale ma estremamente efficace, ovvero, che non ha senso studiare l’impatto di una malattia trasmissibile come la malaria in un contesto epidemiologico in cui uomini e donne sono coperti in modo diverso”.

La dott.ssa Susanna Grego promuove insieme ad altri colleghi un approccio multidisciplinare alla diagnosi ed agli effetti dell’ansia e dello stress. Questo argomento, notoriamente inflazionato ed utilizzato come causa di molti malesseri, senza una diagnosi organica e/o psichiatrica oggettiva. L’ansia e lo stress diventano un tappeto sotto il quale nascondere i sintomi che non vengono correttamente oggettivati e diagnosticati oltre ad essere una sottovalutazione pericolosa degli effetti che uno stato emotivamente difficile provoca sull’organismo.

Per concludere, ricordiamo che ansia e stress sono meccanismi fisiologici di reazione e fuga (in assenza di una via di fuga) e di adattamento. I luoghi comuni e le etichette in un ambito così complesso sono dannosi e fuorvianti, contrari ad un doveroso approfondimento scientifico nelle differenze di patologie fra maschi e femmine.

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Francesca Moretti

Nel ruolo di Marketing & Communication Strategist in Ander Group, Francesca esprime la sua creatività attraverso la ricerca e scrittura di contenuti per ideare campagne, articoli del blog e social media post. La sua laurea in Economia e Marketing viene messa a frutto analizzando risultati e pianificando strategie digitali per la crescita aziendale. Ogni giorno non è uguale all'altro!