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Due pizze e due coche, per favore

“Eccomi, mi sono perso per l’ufficio. C’era l’ascensore? Forse sarebbe stato meglio prenderlo (* ride). Hai già mangiato? Bene, andiamo a mangiarci un panino, una pizza, qualcosa. Molla giù lo zaino, il computer, tutto quello che non serve”

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Christian Testoni
Una delle voci più famose e conosciute di Rete Tre. Ha cambiato vari ruoli, passando da speaker a coordinatore multimediale a produttore, ma mantenendo sempre intatta la sua passione: “amo avere a che fare con le persone, studiarle e ascoltarle. Tutti hanno una storia divertente o interessante da raccontare”


L’intervista inizia così. Si potrà obiettare come le interviste solitamente partano in modo diverso, ossia quando ci si siede al tavolo dopo essersi salutati, dopo aver bevuto il caffè, dopo aver scambiato due parole sull'obiettivo della discussione e sul tema. Insomma, quando ci si guarda negli occhi e ci si dice: “Bene. Iniziamo”.

Di solito,ma non questa volta. Perché Christian Testoni non vuole fare un’intervista, ma una chiacchierata. E la differenza è enorme. “A me interessano le persone, mi piace conoscere nuovi punti di vista, ascoltare quello che hanno da dire, creare un rapporto. Non sono un capo di Stato, non serve il registratore. Parliamo e basta”.

Christian Testoni è una delle voci più conosciute e amate di Rete Tre e il produttore e ideatore di vari programmi radiofonici di grande successo come Bar Nüm, Vietato ai Migliori, Il Disinformatico e Mucchio Selvaggio. In RSI è entrato molto presto e a distanza di qualche anno - più di venti ma meno di trenta - ancora conserva quella forza creativa che lo ha spinto a lanciarsi nell'avventura della radio. 

“Inventare cose nuove ed essere creativi oggi è più facile. Con tutti gli input che riceviamo ogni giorno siamo pieni di informazioni. Sui Social, sui giornali online. Abbiamo tantissimo materiale su cui lavorare, basta metterci la testa”.

Oggi pare invece che l’obiettivo sia più che altro colpire, farsi notare. Sono cambiate le regole dell’ingaggio, ma dipende sempre da qual è il tuo obiettivo e quali i tuoi orizzonti.

* Ordiniamo due pizze e due lattine di Coca.

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Da cosa credi che derivi questa tendenza?

In larga parte dalla poca formazione in fatto di Social Media in generale. Quando dico che ci si limita a consumare passivamente i contenuti che vengono proposti intendo proprio questo: persone che sprecano un’ora e mezza a guardare con la mente spenta contenuti che non apportano niente, per poi dimenticarsene un minuto dopo. Anche un video su Tik Tok può essere interessante se lo sfrutti in modo attivo per produrre qualcosa di tuo, qualcosa che dia valore. Sennò è tempo sprecato. Com’è tempo sprecato assistere - o peggio ancora partecipare - a discussioni infinite in cui l’unico obiettivo è sfoderare rancore e rabbia contro un finto antagonista.

Più consapevolezza e attenzione?

Certamente. Ma il discorso non si riduce ai mezzi di comunicazione. È proprio l’approccio alle cose che è cambiato. Ci sono persone che hanno 30 maglioni da 20 franchi nell'armadio e ogni volta che escono di casa ne comprano uno che smetteranno di indossare dopo 2 settimane. Le cose bisogna anche desiderarle, bisogna programmarle e soffrire un po’ nell'attesa che arrivino. Solo così puoi godertele come si deve. Senza considerare tutta l’ineguaglianza e la sofferenza che questo sistema crea per permetterti di comprare il tuo maglione a 20 franchi: meno fasi della filiera, meno lavoro, meno valore. Ho 4 figli, quello che cerco di trasmettere loro è il rispetto per le cose e per il tempo. Ripeto sempre come un mantra: “alzate la testa e guardate cosa succede intorno a voi”.

* “Signori, ecco le due pizze. La Coca per chi è? E l’altra?”

Ci guardiamo, lo guardiamo. Sorride, sorridiamo tutti. Consegna le lattine e si congeda.

Visto? Basta guardarsi attorno per trovare spunti divertenti!

Ed è così che hai iniziato in radio? Semplicemente scrutando la realtà e interpretando la quotidianità con occhi vispi e attenti?

Esatto, per caso. Un bel giorno accompagnai un mio amico a un provino e serviva qualcuno che gli parlasse sopra mentre metteva la musica. Mi richiamarono qualche giorno dopo, mi son detto “ma sì, perché no?” Sono cresciuto molto - ahimè e per fortuna - da allora: ho fatto cose diverse, ho prodotto programmi, mi sono occupato di mediapartenariati, ho lavorato alla promozione di Rete Tre. Ma la cosa che da sempre mi accompagna è il gusto e il piacere di stare con la gente.

Programmi memorabili come Bar Nüm e Pinocc da Mendris sono nati così?

In qualche modo sì. Ho inserito dei ragazzi bravi e simpatici, abbiamo creato dei personaggi strani, fuori dal mondo e li abbiamo messi assieme. Il risultato è stato un cocktail davvero ben riuscito. E abbiamo così raggiunto un altro obiettivo: parlare a tutti. 

Poi però Bar Nüm l’hai abbandonato. Come mai?

Perché avevo raggiunto il mio obiettivo: avviare un programma e darlo in mano a dei ragazzi validi che ne avevano assorbito pienamente lo spirito. Sono un ottimo Starter, lasciamelo dire. E non sono possessivo né geloso dei programmi che faccio: anzi, vedere qualcosa che hai creato camminare in modo indipendente è qualcosa di molto appagante.

Quindi la tua radio è una radio di tutti, si potrebbe sintetizzare.

Io credo molto in una radio partecipativa, in cui tutti danno il proprio contributo per costruire qualcosa di davvero originale: il regista, gli speaker ma soprattutto gli ascoltatori con i loro messaggi, i loro tweet e menzioni sui diversi Social. Quando si crea l’energia tra tutte le parti si assiste davvero a qualcosa di bello e completo e l’obiettivo di chiunque faccia radio, a ogni livello, dovrebbe essere questo.

* “Signori gradite due caffè?”

Li gradiamo.

Ti va se facciamo qualche foto per l’articolo?

Certo. Lì è perfetto.

* Indica il retro di un magazzino.

Mi piacciono le foto particolari, quelle da cartolina sono noiose. Qui c’era una signora col marito vestito da Willy Wonka, ma la star è lei: guarda che espressione! Anche questa, fatta a Londra: giornale calpestato con scritto “No to racism” e un ragazzo di colore che ci passa davanti. Questa però è quella che preferisco. La foto da famiglia “standard” con mia moglie e i miei figli. La didascalia mi fa ancora ridere: “Sei persone, sei teste, sei caratteri tutti da accontentare nello spazio di un Clic. È dura. Come un puzzle. Ci vuole pazienza. Tutti in posa. Clic. Edo fermo. Clic. Chri hai chiuso gli occhi. Clic. Vero puoi avvicinarti al babbo. Clic. Edo fermo. Clic. Tutti sorridenti dai. Clic. Edo fermo. Solo un secondo dai. Clic. Chris ridi dai. Clic. Forse c’è. Clic”.

Vuoi usare il mio telefono? Il tuo non mi sembra in gran forma

* Guardo lui, guardo il telefono

Volentieri. 
Sorridi.
Clic.

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Wanderful Take

Noi tutti siamo bersagli facili. C’è sempre qualcuno che ci dice come dovremmo vestirci, cosa dovremmo ascoltare, che auto comprare se hai figli, mogli, cugini, nonni e parenti vari. Anche se non ne hai a dire il vero. Noi tutti siamo bersagli facili e ogni tanto ci viene da chiederci “sì ma io sono solo un ‘Target’?”. La chiacchierata con Christian - e nessuno si azzardi a chiamarla intervista - ci ha lasciato questo: l’esigenza di riappropriarci di quello che noi siamo, con il nostro carattere, i nostri desideri e le nostre relazioni. 

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