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Architettura di un sito web: creare l'alberatura

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Pietro Soddu
Senior SEO Expert da più di 10 anni, ha lavorato su progetti nazionali e internazionali di posizionamento organico su Google. Realizza campagne di link building e cura l'ottimizzazione on-page dei siti, dalla ricerca delle parole chiavi fino alla stesura del piano editoriale.

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29 novembre, 2017 - 5 min di lettura

Un sito web intelligente è per definizione un sito funzionale organizzato al meglio. Immaginate di entrare in un supermercato e di dover cercare un nuovo detersivo per piatti. L’istinto e l’esperienza vi guidano al reparto dei detergenti per la casa. Ma cosa accadrebbe se i detersivi per piatti fossero sistemati – si fa per dire – alla rinfusa e si trovassero mischiati insieme alle bevande oppure ai surgelati? Con i siti disorganizzati che non rispettano una precisa architettura si rischia lo stesso tipo di smarrimento.

È indispensabile perciò organizzare le pagine in modo coerente, evitando confusioni e percorsi a vuoto che portano l’utente ad abbandonare il sito.

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La necessità di un’architettura pre-strutturata, organizzata a tavolino non nasce solo dall’esperienza che ci impone di ordinare razionalmente elementi comuni, ma soprattutto dal fatto che il contenuto del sito web, il suo codice, ogni giorno vengono analizzati da crawler come Googlebot. Questo crawler è il responsabile dell’indicizzazione sul più utilizzato motore di ricerca: è uno spider che naviga rapidamente tra le pagine del sito, identificandone la struttura, al fine di scaricarla nell’indice e offrirla agli utenti.

Ogni volta che un utente effettua una ricerca su Google, il motore di ricerca scandaglia il suo enorme data center – la versione del web che ha scaricato tramite il crawling – per trovare pagine attinenti. Se il tuo sito non è stato indicizzato non apparirà mai. Uno dei fattori che determinano il corretto posizionamento delle pagine sul motore di ricerca è l’architettura. Un sito con una struttura spezzata potrebbe incontrare numerosi problemi, sia per la cattiva organizzazione delle pagine, sia per l’adozione di tecnologie superate che impediscono a Google di discernere il contenuto presente.

La maggior parte dei siti sono creati con CMS ottimizzati. Wordpress, per esempio, pur non essendo lo stato dell’arte in quanto a “crawlabilità” delle pagine, è comunque perfettamente indicizzabile. E con gli accorgimenti presi attraverso l’utilizzo di alcuni plugin è possibile ottenere buoni risultati. La struttura offerta da Hubspot è veloce e la sua organizzazione dei contenuti consente una rapida indicizzazione.

Dal punto di vista del SEO tecnico, per favorire l’indicizzazione è necessario disporre di una sitemap. È vero che possiamo indicizzare il sito pur facendone a meno, ma installare una sitemap dinamica, che si aggiorna ogni volta che viene prodotto un nuovo contenuto aiuta non poco il crawler a indicizzare ciò che vogliamo. Agendo in simultanee con il file robots.txt possiamo escludere delle parti che, al contrario, non vogliamo sottoporre al motore di ricerca.

La struttura gerarchica: l’organizzazione SEO a silos

Quando ho iniziato questo lavoro, più di dieci anni fa, le tecniche on page venivano spesso sacrificate in nome del selvaggio link building. L’aggiornamento dell’algoritmo Florida, uscito ormai nel 2003, aveva condannato milioni di pagine web che sfruttavano il keyword stuffing per posizionarsi. Era sufficiente menzionare alcune parole chiavi in modo ripetuto per ottenere dei buoni risultati.

Fortunatamente Google, negli anni, ha privilegiato lo sviluppo di contenuti di qualità. Tuttavia già dieci anni fa, a bocce ferme, senza calcolare l’effetto dei backlink, si poteva fare la differenza adottando una struttura ad albero, gerarchica, nella quale gli argomenti venivano divisi in compartimenti indipendenti. Stiamo parlando della struttura a silos.

I silos sono dei grandi recipienti cilindrici usati in agricoltura per conservare prodotti secchi come i cereali. L’esperienza delle grandi campagne americane doveva aver ispirato in qualche modo questa struttura, se è vero che da oltreoceano arrivarono i primi contributi su questo sistema di organizzare i contenuti. E dopotutto non poteva essere un caso che l’astro nascente dei CMS, Wordpress, venissi pensato avendo in mente i tag e le categorie.

Una struttura a silo consente di creare un’architettura che sfrutta la gerarchia degli argomenti. A partire dalla home page si dispongono i contenuti andando dal generico allo specifico, in sotto-categorie. Il punto di forza della struttura a silo è che i compartimenti non sono confusi tra loro. Come nei banchi al supermercato, gli articoli sono organizzati per dare forza alle pagine superiori. Un esempio calzante può spiegare meglio come funziona.

Immaginiamo di scrivere un blog dedicato al mondo del giardinaggio. Possiamo mettere come categorie i nomi delle piante o delle tecniche. Organizzandolo con Wordpress la tentazione di mettere delle categorie alla rinfusa è molto forte, anche perché si scrive senza programmazione. Se invece avessimo il tempo di programmare, probabilmente stenderemmo un piano editoriale.

Questo piano editoriale andrebbe organizzato prima per macro-categorie, poi per sotto-categorie, infine gli articoli annidati in ciascuna di queste. Per ogni macro-categoria prevedremmo un tot di sotto-categorie ed articoli. Il punto decisivo è che gli articoli di una sotto-categoria appartenente a una macro, non dovrebbero affatto linkare internamente gli articoli annidati in una categoria appartenente a un’altra area macro.

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Nell’immagine potete notare come i compartimenti si alimentino in senso verticale tra la home e i silos. All’interno di ciascun silo possiamo creare backlink interni, ma un articolo sotto il Silo 1 non può linkare uno sotto il Silo 2 e così via. I link interni sono permessi solo all’interno degli articoli appartenenti allo stesso silo. Questi sotto articoli (o pagine), a loro volta, devono linkare la pagina di macro-categoria che si identifica con uno dei silos principali.

L’intento di questa organizzazione è duplice: da un lato tutte le pagine inferiori gerarchicamente – collegandosi tra loro per affinità di argomenti – tendono rinforzarsi l’una con l’altra. Inoltre, gli articoli di ciascun compartimento, linkando al Silo nel quale sono annidati, concorrono a spingere sul motore di ricerca le pagine principali. In genere queste sono dedicate a keyword molto importanti, che sono difficili da scalare. Con un inter-linking ragionato, per topic, si può ottenere un miglior posizionamento.

Questo perché Google è strutturato in modo da indicizzare per affinità e correlazione semantica. Se all’interno di un articolo trova riferimenti semanticamente correlati, Google considererà quelle pagine molto attinenti e pertanto autorevoli. Non è un caso che una delle guide più importanti sui fattori di posizionati, quella scritta dal sempre ottimo Brian Dean, citi proprio al numero 65 la struttura a silo, come determinante per migliorare il posizionamento.

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Con Wordpress è possibile simulare la struttura a silos adottando un permalink che mostra le categorie nell’URL, in modo da annidare comodamente gli articoli all’interno dei silos intermedi. Lo scopo è quella di aumentare la correlazione tra i contenuti, spingere in alto pagine coerenti su keyword che vanno dal più specifico al generico. Google non indicizzerà mai pagine troppo generiche che non trovano conferme altrove. Per forza di cose bisogna essere specifici, con la struttura a silos creiamo delle nicchie all’interno del blog.

Hubspot e i cluster: come funzionano

Il blog che state leggendo è stato realizzato con Hubspot: non sorprende che anche questa piattaforma, tra le più avanzate in circolazione, simuli la struttura a silos. Il miglioramento è stato introdotto recentemente per rafforzare l’ordinamento degli argomenti, evidentemente insufficiente fino a che rimane affidato ai TAG. Con la struttura a cluster invece Hubspot collega gli articoli correlati, all’interno di silos rilevanti, della macro-aree che a loro volta possono essere suddivise in sotto-cluster. Il fatto che un sistema moderno come Hubspot riprenda questa organizzazione, ci dice della bontà della struttura a silo.

Tornando all’importanza dell’architettura essa è rilevante perché aiuta Google a catalogare meglio il sito. E aiuta anche in quei casi in cui il sito è abbastanza generico da non poter essere assegnato a una nicchia. Pensate a un magazine generalista o un sito che copre un argomento molto vasto come gli affari, i mercati, il fitness o l’alimentazione.

Quando dobbiamo intervenire sull’architettura allora?

  • Se abbiamo un sito con un argomento molto ben definito, contrassegnato da big keyword facilmente scomponibili in ricerche di nicchia.
  • Quando abbiamo un grande sito confuso, senza alcun ordinamento, con del contenuto posto alla rinfusa, senza un ordine logico.
  • Quando il traffico del tuo sito proviene unicamente dalla home page e hai bisogno di rinforzare le sezioni interne, creando più opportunità di traffico.

Inoltre, possiamo considerare di utilizzare la struttura a silos o a cluster quando:

  • Il sito è nuovo e bisogna realizzare una mappa dei contenuti, agendo in modo preventivo sulla calendarizzazione del piano editoriale.
  • Se ci sono molti contenuti, ma non c’è alcuna organizzazione.
  • Se stiamo affrontando un rinnovamento del sito sia dal punto di vista dei contenuti che del design.