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Charity Organizations e Fundraising: cosa è cambiato?

I tempi recenti hanno messo a dura prova tutti i settori industriali. Il turismo è l'industria che ha subito le perdite maggiori, seguito a ruota da abbigliamento e automotive. C'è sempre un segmento che però tendiamo a dimenticare, che è quello delle organizzazioni no profit: come si sono comportate le Charity Organizations in questo periodo e come è cambiato il Fundraising?

Meno introiti per le aziende, meno soldi in beneficienza

Quella che sembra una tendenza perfettamente spiegabile è in realtà un problema grave che ha radici anche etiche: meno aziende hanno fatto registrare profitti consistenti, meno donazioni sono andate alle società no profit che si occupano di dare da mangiare, da dormire o cure adeguate alle persone che stanno ai margini della società, siano essi indigenti, malati o appartenenti a minoranze che necessitano di supporto adeguato.

Un problema che tocca tutti da vicino

Noi di Ander Group in tutti questi anni abbiamo sempre seguito progetti paralleli rispetto alle nostre attività day-by-day: abbiamo curato per 5 anni tutta la comunicazione di Greenhope Foundation, una società che si preoccupa di regalare momenti di gioia e spensieratezza a bambini colpiti di cancro attraverso lo sport; abbiamo aiutato Masaba Coffee a perseguire il suo obiettivo di aiutare le popolazioni dell'Uganda promuovendo il concetto di Fair Trade; abbiamo iniziato un percorso virtuoso che ci porterà a divenire una B Corp (benefit corporation), con la speranza di poter contribuire a rendere questo mondo un po' più bello e vivibile.

Il tema delle società no profit, insomma, ci tocca molto da vicino e siamo quindi consapevoli delle difficoltà che sta attraversando in un momento che è molto complesso per tutti.

Donazioni sotto del 30% anno su anno

Charity Financial ha realizzato una ricerca con la quale ha invitato gli enti benefici del Regno Unito a presentare i dati sul reddito per il periodo marzo/aprile 2020 per valutarne l'andamento complessivo.

48 enti hanno risposto, con un reddito annuo complessivo di 1,7 mld di sterline.

Tutte le società che hanno deciso di partecipare hanno dichiarato di aver subito a marzo una riduzione degli introiti del 30% circa rispetto all'anno precedente. Ad aprile non è andata certo meglio: il calo è stato di un ulteriore 63% rispetto a marzo. Il Covid-19 ha colpito - come spesso accade quando si parla di disgrazie - i più deboli e lo ha fatto senza pietà.

La responsabilità è di tutti: inutile voltare le spalle

Per quanto ci piaccia pensarlo (da leggere con la giusta ironia), non veniamo da un altro pianeta e siamo perfettamente consci delle difficoltà che aziende e persone hanno attraversato e stanno attraversando tuttora a causa di questa pandemia devastante quanto inaspettata.

Noi crediamo che però ci siano molti modi per aiutare il prossimo e che l'unico non sia fisicamente versare denaro nelle casse delle associazioni no profit, per quanto sia certamente utile. 

"Think Outside the Box" recita una metafora ormai entrata nell'immaginario collettivo: le soluzioni sono molte, basta ingegnarsi un po'.

Waves 4 Change, il progetto Do Good di Ander Group per il 2020

Tutto è nato da un articolo pubblicato nell'edizione numero 15 del nostro Wanderful Magazine (lo trovate QUI). In quell'occasione avevamo ospitato un articolo di Sean O'Toole su Andy Davis, un designer, imprenditore ed editore sudafricano titolare, tra le altre cose, del brand di surf Mami Wata.

Immaginatevi le bianchissime spiagge di Cape Town e immaginatevi decine di bambini strappati dalla povertà delle Township per essere restituiti a una vita piena di possibilità che altrimenti non potrebbero avere: quei bambini, se guardate bene, indossano mute Mami Wata.

Siamo rimasti così colpiti dalla mission di Waves 4 Change, questo il nome dell'associazione che si occupa di erogare questi splendidi servizi di Surf Therapy, che abbiamo contattato il fondatore Tim Conibear e abbiamo iniziato un percorso che porterà l'associazione ad avere un sito nuovo di zecca, più adatto a raccogliere donazioni e a vendere gli articoli realizzati dai ragazzi del programma.

Notizie più approfondite arriveranno a breve.

Per rendere il mondo un posto migliore basta un po' di inventiva e un pizzico di forza di volontà. Noi ci crediamo, e voi?

 

 

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