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Come aumentare le visite da Google e dai motori di ricerca

Come aumentare le visite da Google e dai motori di ricerca
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Pietro Soddu
Senior SEO Expert da più di 10 anni, ha lavorato su progetti nazionali e internazionali di posizionamento organico su Google. Realizza campagne di link building e cura l'ottimizzazione on-page dei siti, dalla ricerca delle parole chiavi fino alla stesura del piano editoriale.

#SEO  

Se il tuo sito aziendale non ottiene visite da Google probabilmente manca di: a) buoni contenuti per le ricerche degli utenti, b) una struttura efficace per la navigazione da ogni dispositivo.

Nel 2018 portare traffico al sito dai motori di ricerca significa in sostanza possedere un sito autorevole capace di rispondere alle ricerche degli utenti. Ricerche che, nella grande maggioranza dei casi, puntano a trovare la soluzione a un problema. Vuoi partire in vacanza? Ti serve un volo da prenotare, quindi cerchi il biglietto. È la soluzione al problema, piccolo o grande.

Dal punto di vista del dominio e delle sue pagine interne, quindi, l’autorevolezza viene conquistata nel tempo, producendo contenuti di valore. Per come è organizzato Google, per come gestisce l’indicizzazione, il termine contenuto non è ristretto al solo testo. Come spiegato più volte, Google assegna il sito a una categoria tematica e per questa categoria, nel percorso di indicizzazione, alcuni contenuti valgono più di altri. Se cerco delle hostess per una fiera, il sito meglio posizionato sarà quello di un'agenzia che presenta dei profili con le foto. Perché per quanto superficiale possa sembrare, l’aspetto fisico e la nota biografica della ragazza sono importanti per risolvere il mio problema.

Così se cerco l’ultima canzone di Kendrick Lamar non posso non essere sorpreso che sia YouTube a posizionarsi per primo. Perché il contenuto che conta è appunto il video musicale, dato che Google – per inferenza – sa che gli utenti che digitano il titolo di una canzone nella ricerca o vogliono ascoltarla o vogliono conoscere il testo (Google, per sicurezza, sfruttando la potenza del suo aggiornamento RankBrain, incorpora testo e video nella risposta, fornendomi la soluzione).

Nel caso dei siti aziendali, degli e-commerce e in generale di tutti quei siti che dipendono dal traffico per creare opportunità di business e guadagno, la mancanza di una strategia di posizionamento su Google si fa sentire nel medio e lungo periodo. Perché mentre tu stai fermo e ritieni che la tua azienda debba avere solo un sito vetrina, i tuoi concorrenti ti sorpassano puntando tutto sul buon contenuto. C’è una specie di equivoco che sovente blocca le aziende sul web, recalcitranti sulle possibilità offerte da Google. Come se il loro prodotto o servizio fosse inservibile per generare contenuto.

Ma i numeri non mentono: Google.com è il sito più visitato al mondo, persino più di Facebook, e senza contare le singole versioni locali in spagnolo, tedesco, italiano, francese, portoghese, indiano, tutte posizionate entro le prime 50 posizioni. Come posso, da imprenditore, aumentare le mie chance di essere trovato dagli utenti interessati al mio prodotto o al mio servizio? Con il posizionamento su Google, cioè applicando i principi della SEO (search engine optimization, ottimizzazione per il motore di ricerca).

 

I 5 fattori determinanti per aumentare il traffico da Google nel 2018

1. Scegliere le parole chiave giuste (keyword) attraverso un’analisi corretta e precisa

Come sottolinea giustamente Ahrefs, non hai bisogno di tutto il traffico disponibile. Né come imprenditore sei interessato a un traffico generico. Non ha senso ricevere 1000 visite giornaliere che non producono alcun contatto. Molto meglio 50 che ne produce uno. Per questo motivo la ricerca delle parole chiave è il passo decisivo per iniziare a costruire traffico da Google.

E in sostanza parte dalle risposte alle domande: chi cerca il mio prodotto o servizio? Con quali ricerche potrebbero trovarmi o trovano i concorrenti? Quali tra queste ricerche sottintendono un intento commerciale e non solo informativo? Quali tra queste hanno minor concorrenza e sono suscettibili di generare un traffico qualificato?

2. Analizzare la concorrenza, studiare la prima pagina di Google

Per ogni ricerca esiste una pagina di risultati di Google (SERP). In ogni risultato di Google, i primi 10 siti al vertice del motore di ricerca sono accomunati da dei fattori. Identificarli è un altro passo per avvicinarsi a loro e sostituirli. Lo studio della concorrenza necessita di strumenti adeguati per “scoprire” come mai alcuni siti si posizionano e il tuo no.

Nella maggior parte dei casi questo è dovuto a fattori evidenti, che risultano dall’analisi dei risultati. Ma la ricerca – in alcuni contesti concorrenziali – deve essere rigorosa. Va aggiunto che con gli strumenti adatti gli specialisti SEO possono scoprire che traffico generano i siti concorrenti, quali parole chiave stanno rinforzando per essere così in alto, se ricevono molti backlink.

La concorrenza piuttosto che odiata va imitata. I siti più forti non hanno contratto un patto con Google, né sono in testa perché spendono anche in pubblicità. È possibile che utilizzino tattiche estreme? Possibile, ma nel medio-lungo termine Google premia i siti più coerenti e rilevanti, che basano la loro forza sul contenuto di valore. Ergo: studiare la concorrenza significa anche identificare il loro contenuto di valore e impegnarsi per crearne uno migliore.

3. Adotta una strategia di lungo termine basata sui contenuti

Solo negli ultimi tre mesi (agosto-ottobre 2018) Google ha comunicato ufficialmente su Twitter di aver aggiornato gli algoritmi con i quali indicizza il web. Nello spazio di un anno l’azienda di Mountain View effettua diversi aggiornamenti, spesso applicando dei filtri. Alcuni appartengono alla piccola grande storia del web e hanno i nomi di simpatici animali come Panda, Penguin, Hummingbird e così via.

Gli aggiornamenti più pesanti premiano e penalizzano a seconda dei casi, ma ormai è assodato che siti la cui autorevolezza è basata sul contenuto di qualità, tendono a passare indenni gli aggiornamenti. Adottare dunque questa strategia è anche un investimento per il futuro.

Per massimizzare questa strategia occorre un piano editoriale. Cioè un programma di pubblicazione dei contenuti. Qui molte aziende storcono il naso, pensano che un blog aziendale sia inutile, che il loro prodotto o servizio sia troppo noioso per scrivere articoli interessanti. Può essere vero.

Ma il marketing sul web ha vie infinite e devi sempre ricordare che gli utenti cercano soluzioni ai problemi. Se il tuo prodotto o servizio è la soluzione a un problema sarà meglio trovare il modo di parlarne. Parlare del prodotto non basta. Parlare dei problemi che risolve aiuta. Non è un caso che qui in Ander Group tutta la fase preparatoria di una consulenza SEO è volta a produrre un piano editoriale vincente, volto ad acquisire contatti: studio delle keyword + studio dei concorrenti = piano editoriale.

4. Monitora l’andamento del sito nel tempo correggendo gli errori

Può capitare che il sito, nonostante i buoni contenuti presenti, non si posizioni. I motivi possono essere tanti. Ad esempio, il dominio è troppo giovane, i contenuti sono scritti male, le parole chiave sono in una fase di trend discendente.

In genere i consulenti SEO sbrigativi direbbero che il sito non ha abbastanza backlink (leggi sull'argomento: l’importanza dei backlink). In verità, gli ultimi aggiornamenti di Google hanno rinverdito la rilevanza della parte tecnica, non solo quella semantica.

Il sito potrebbe avere carenze strutturali:

  1. Lento nel caricamento delle pagine (perché ospitato su un server di scarsa qualità, perché utilizza tecnologie vecchie, perché appesantito da immagini e video…).
  2. Errori di html (title tag forzati, assenza o ripetizione degli stessi, descrizioni assenti). Essere bucato da hacker, contenere trojan e malware, reindirizzare all'insaputa del proprietario verso siti spam.
  3. Eccesso di ottimizzazione (focus esagerato sulle parole chiavi nel testo, nelle immagini, nei collegamenti interni).
  4. Contenuti duplicati (all’interno del sito e fuori, copiati da altri siti).
  5. Non essere leggibile dai dispositivi mobile che oggi rappresentano oltre il 50% del traffico globale.
  6. Presenza di specifiche e direttive che impediscono o limitano l’indicizzazione.
  7. Profilo di backlink evidentemente manipolato (schemi di link) o di bassa qualità (spam).
  8. Contenuti scritti male, raffazzonati, con numerosi errori grammaticali, errori di sintassi, mix di lingue non uniformi.
  9. Contenuti irrilevanti e/o incoerenti rispetto all’oggetto del sito o alla categoria dello stesso (non-relevancy).
  10. Presenza di vicoli ciechi e percorsi bloccati, errori negli URL che impediscono la navigazione.

Tramite Google Search Console è possibile monitorare l’andamento di un sito e verificare tutti gli errori presenti, ai quali è possibile porre rimedio con una costante analisi nel tempo. Google Search Console consente di correggere il tiro sull’indicizzazione, il valore del contenuto, la qualità dei backlink. Usato bene, soprattutto nelle mani di un professionista, può portare enormi vantaggi.

5. Non prendere scorciatoie, continua a fornire risposte agli utenti

La manipolazione dell’indice di Google, in qualche modo, fa parte dell’ecosistema globale generato dal motore di ricerca. Ci sono tattiche che, se vengono usate all’estremo, rimanendo nei limiti, effettivamente possono pagare. Ma è una scelta miope: se non ci sono buoni contenuti, le visite maturate comunque non produrranno alcun risultato.

Se invece si passa dalle fondamenta di un contenuto di qualità, condivisibile dagli utenti, raccomandabile ad altri lettori, insomma, la famosa “soluzione ai problemi”, allora anche le tattiche che consentono di avvantaggiarsi sulla concorrenza (sempre che la stessa non faccia altrettanto) possono risultare meno estreme e pericolose.

L’esperienza ci insegna che i siti che non producono link in entrata, inevitabilmente sono considerati di scarsa qualità da Google. A contrario se ne deduce che i siti forti hanno sicuramente dei backlink. Ma non è una legge della natura: in alcuni contesti è possibile posizionarsi senza link. A dispetto di quello che ti può dire un SEO specialist inesperto o troppo entusiasta, Google vuole che ci siano i link. D’altronde senza link non esisterebbe nemmeno la rete, come ci hanno ricordato le polemiche sulla link tax in via d’approvazione al Parlamento Europeo. Quindi un sito che ha buoni contenuti dovrebbe inevitabilmente acquisire backlink.

Ne deriva che una campagna di acquisizione di link in entrata è molto più tollerabile e anzi auspicabile, a determinate condizioni, perché Google “si aspetta” che un buon sito produca link in entrata e non rimanga stagnante. Vale un unico principio: preferisci la qualità alla quantità.

Applicando questi 5 principi legati all’unica legge veramente valida del motore di ricerca (fornisci risposte pertinenti) non incorrerai in penalizzazioni e vedrai il tuo sito scalare le prime posizioni di Google.

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