Cos'è lo Human Centred Design: fare il sito con la certezza che piacerà ai tuoi clienti

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  • Florian Anderhub

    Florian Anderhub

    Dopo aver conseguito un Master in comunicazione all’Università della Svizzera Italiana, dal 2006 Florian Anderhub guida Ander Group. L’estrazione multiculturale, i 18 anni da imprenditore e la passione per l’innovazione tecnologica sono una garanzia di crescita per i suoi clienti.

    Branding 24 aprile, 4 min di lettura

Qual è il sito perfetto? Impossibile rispondere in termini assoluti. Mi spiego meglio: il sito ideale per un’azienda è quello in grado di rispondere meglio ai bisogni di chi lo utilizza, cioè i suoi clienti. Certo, l’impatto grafico deve essere convincente e coerente con l’identità del Brand, ma da solo non è sufficiente per raggiungere gli obiettivi.

Cos’è lo Human Centred Design?

Negli ultimi tempi, qui in Ander Group abbiamo rafforzato queste convinzioni. E oggi siamo arrivati alla conclusione che, quando ci troviamo a dover fare un sito, la soluzione ideale ha un nome: Human Centred Design, metodologia che oggi costituisce uno dei pilastri della nostra filosofia #PerformanceBranding.

Progettare in ottica Human Centred significa mettere in secondo piano il gusto personale, il buon senso e gli esercizi di stile e, al contrario, lasciarsi guidare dalle esigenze di coloro che utilizzeranno in prima persona il sito, in particolare i clienti dell’azienda e i suoi stakeholder. Come?

Coinvolgere clienti e stakeholder

In termini pratici, le peculiarità dell’approccio Human Centred sono da una parte il coinvolgimento diretto di clienti e stakeholder in tutte le fasi del processo di creazione del sito. E dall’altra, la continua iterazione, verifica e ottimizzazione di ogni step progettuale.

Rispetto a un sito “tradizionale”, un sito sviluppato in ottica Human Centred prevede una lunga fase di ricerca e analisi, durante la quale viene raccolta un’enorme mole di dati e di risposte che saranno la base di tutte le scelte future. Qualche esempio?

Chi sono i tuoi clienti?

Fondamentale è innanzitutto identificare il pubblico di riferimento con l’obiettivo di profilare le Buyer Personas: cioè identificare le tipologie di utenti più interessate al Brand, al prodotto o al servizio fornito. Per ogni Persona saranno individuati nome di fantasia, abitudini, stile di vita, modalità di interazione con il Brand, obiettivi rispetto ai suoi prodotti e servizi. Dopo aver tracciato questo identikit, tutte le fasi successive della progettazione saranno condotte tenendo a mente queste tipologie di utente e ogni decisione dovrà essere coerente con i loro bisogni e le loro aspettative.

Questionari e interviste

Sulla base dei profili individuati, può essere poi interessante condurre questionari e interviste con un campione di clienti reali (e anche con gli stakeholder dell’azienda). A seconda della necessità di reperire informazioni quantitative o qualitative, è possibile rivolgere loro alcune domande su aspettative, obiettivi del nuovo sito, priorità delle sezioni e dei servizi, criticità della versione precedente (se esiste), rapporto con la tecnologia e altri quesiti specifici sul settore di riferimento. 

L’analisi del traffico

Soprattutto nel caso del restyling di un sito, il punto di partenza è il passato. I dati di Google Analytics e di Google Search Console possono già dirci molto su come il target interagisce con il sito, sulle sezioni più visitate e sulle criticità che la versione precedente presentava.

Il test di usabilità per verificare l’evoluzione del progetto

Inoltre, un test di usabilità può essere un altro step utile per analizzare pregi e difetti del sito esistente: per farlo, è sufficiente selezionare un campione di utenti, richiedere loro di portare a termine alcuni task e indagare tempi di riposta e difficoltà. L’ideale sarebbe poi ripetere lo stesso test nelle fasi successive di progettazione del sito, per capire se le criticità iniziali sono state risolte.

Come sempre: guardarsi attorno

Come sempre, poi, è utile anche guardarsi attorno. Un’analisi dei siti dei competitor, delle loro caratteristiche e dei servizi offerti è un altro step imprescindibile. E poi, se c’è sufficiente budget a disposizione dato che si tratta di attività molto costose, può essere strategico svolgere una ricerca di mercato che inquadri il contesto e il mercato di riferimento.

Workshop collaborativi

Dopo avere svolto tutte queste attività e aver raccolto informazioni e dati a sufficienza, sulla base dei risultati emersi comincia la progettazione vera e propria del sito, che può avvenire fianco a fianco con il cliente. Attraverso dei workshop collaborativi ravvicinati, ideali per mettere in discussione e ottimizzare di continuo ogni avanzamento, saranno definiti l’architettura dell’informazione del sito, cioè l’alberatura, e i suoi contenuti (negli anni abbiamo capito che è molto utile avere un’idea precisa dei contenuti prima di mettere mano al layout del sito per conoscere in anticipo ingombri e lunghezze!).

Mobile first

E poi vengono definiti la struttura delle singole pagine attraverso la creazione dei wireframe, cioè gli “scheletri” delle future pagine web, la User Experience e il layout grafico. Sempre più spesso ci capita di progettare in ottica Mobile first: cioè partendo dal Mobile, che permette di stabilire subito la priorità degli elementi della pagina grazie alla verticalità dell’impostazione della pagina e alla ristrettezza di spazio.

La validazione del progetto

Tutte queste fasi sono svolte con il contributo concreto degli stakeholder, mentre i clienti possono essere coinvolti per validare la bontà delle decisioni prese attraverso un test di usabilità. Questa attività può essere svolta sottoponendo loro (e anche al cliente) un prototipo del sito, per evitare di portare a termine la progettazione del sito senza la certezza che sia quello più adatto ai bisogni del Target.

Lo User Interface Kit

Dopo aver validato architettura dell’informazione e wireframe, avviene la stesura di uno User Interface Kit: cioè un documento che racchiuda le linee guida grafiche di utilizzo di ogni elemento del sito. Dagli stili dei testi al layout di tutti i moduli, fino al colore e alla forma dei bottoni.

Recentemente, abbiamo rifatto il sito di un gruppo bancario. In questo progetto, lo UI kit si è rivelato molto prezioso: invece di disegnare tutte le pagine del sito, abbiamo lavorato a moduli. Cioè abbiamo previsto dei moduli ricorrenti che componevano le pagine del sito. Dopo aver disegnato la grafica e aver descritto le norme di utilizzo di ogni modulo nello UI Kit, lo abbiamo fornito ai nostri developer, che si sono occupati dello sviluppo Front-End, e infine dello sviluppo Back-End.

Un investimento a lungo termine

Quello che ho descritto è un percorso che può essere lungo, complesso e apparentemente costoso, ma che alla lunga non può che portare enormi benefici: un sito Human Centred poggia su fondamenta solide e ha una validità quasi scientifica. Per questo, dovrebbe evitare interventi corposi di revisione e restyling nei mesi successivi.

Detto questo, non si può pensare di realizzare un progetto perfetto e di non doverci mettere più mano. “Ottimizzazione”, non a caso, è una delle parole chiave delle nostra filosofia #PerformanceBranding: dopo aver portato a termine un progetto rispettando l’identità del Brand e le necessità dei suoi clienti finali, solo attraverso l’analisi dei risultati è possibile correggere il tiro in corsa e sistemare alcuni dettagli che possono fare la differenza.

Purtroppo non è sempre possibile pianificare tutto sulla carta, e anche progetti apparentemente efficaci e ben studiati non ottengono i risultati sperati. L’unica strada, quindi, è quella di non accontentarsi mai e di continuare a chiedersi in che modo si può migliorare!

Oltre al sito, conosci già gli altri strumenti per rafforzare il posizionamento del tuo Brand?

Impara le regole per costruire un Brand forte!  Scarica la Checklist per non fare gli errori più comuni. Voglio scaricarla <https://www.ander.group/branding-tofu>

  • Florian Anderhub

    Florian Anderhub

    Dopo aver conseguito un Master in comunicazione all’Università della Svizzera Italiana, dal 2006 Florian Anderhub guida Ander Group. L’estrazione multiculturale, i 18 anni da imprenditore e la passione per l’innovazione tecnologica sono una garanzia di crescita per i suoi clienti.

    Branding 24 aprile, 4 min di lettura

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