Blog

Come indicizzare un sito e-commerce

come-indicizzare-un-sito-e-commerce.jpg
author

Pietro Soddu
Senior SEO Expert da più di 10 anni, ha lavorato su progetti nazionali e internazionali di posizionamento organico su Google. Realizza campagne di link building e cura l'ottimizzazione on-page dei siti, dalla ricerca delle parole chiavi fino alla stesura del piano editoriale.

#e-commerce   #genera-nuovi-contatti  

I problemi che scaturiscono dall’indicizzazione, ottimizzazione e promozione di un sito e-commerce sono complessi. A differenza di altri siti, l’e-commerce ha un catalogo di prodotti che genera centinaia se non migliaia di pagine, che per comodità vanno impaginate e sistemate in categorie.

Ancora maggiore è il problema derivante dal fatto che i cataloghi raramente sono univoci: online si trovano concorrenti che vendono esattamente gli stessi prodotti, con le stesse foto e le stesse descrizioni. In questo articolo analizziamo le regole basi per una corretta indicizzazione, quali errori evitare, che trucchi adottare nella ricerca delle keyword. 

Le duplicazioni dal punto di vista dell’ottimizzazione sono un grosso punto di domanda. Che tipo di rischio comportano? Possono causare una penalizzazione?

Infine, non proprio l’ultimo dei problemi, gli e-commerce devono rinnovare il loro catalogo, verificare o rinnovare la disponibilità, cessare di vendere un prodotto non più a magazzino, rinnovare le categorie, proporre bonus e offerte. Spesso questa gestione quotidiana non trova un immediato riflesso in Google, che potrebbe indicizzare prodotti non più disponibili, generando frustrazione verso l’utente.

Dal momento che l’affidabilità è tutto, negli acquisti a distanza, è chiaro che anche l’ottimizzazione deve perseguire questo scopo, evitando di fornire all’utente delle informazioni sbagliate. E naturalmente deve centrare l’obiettivo di posizionare i prodotti meglio dei concorrenti, con una indicizzazione pressoché completa dell’intero catalogo, anche se questo è composto da decine di migliaia di prodotti.

Indicizzare un sito e-commerce: le basi fondamentali

La maggior parte dei commercianti usa soluzioni open source. Prestashop, Magento, Wordpress, Shopify sono alcune delle piattaforme maggiormente utilizzate. Questi sistemi hanno degli evidenti pregi, come l’immediatezza, la gratuita dei file o dei plugin, la semplicità d’uso. Come nel caso dei CMS più noti, anch’essi però hanno necessità di alcuni ritocchi per essere indicizzabili senza problemi.

Il primo grande vantaggio è che possiedono una struttura ad albero verticale, che è l’ideale per un shop online. La home page è alla base della struttura, come il tronco del nostro albero. Ha la funzione di vetrina e serve a indirizzare gli utenti verso le offerte commerciali più rilevanti e le categorie interne.

Queste servono da grossi rami: raccolgono i prodotti secondo dei gradi di affinità che dovrebbero guidare l’utente in un percorso logico, privo di rotture. All’interno delle categorie, infine, abbiamo i prodotti, che possono essere ordinati per prezzo, qualità, quantità, disponibilità e così via. Un e-commerce open source come Prestashop o Woocommerce (il plugin apposito pensato per Wordpress) organizza i prodotti esattamente in questa maniera. Ma questa è la struttura.

Quando cerchiamo di indicizzare un sito dobbiamo fare attenzione alle keyword e più precisamente alle query dell’utente.

In questo senso, allora, le categorie di prodotto dovrebbero corrispondere a una parola chiave precisa, in modo da favorire il traffico proveniente da Google. Quindi tutto nasce da una ricerca delle parole chiavi, che non è dissimile da quella svolta per altri tipi di siti.

A parte l’utilizzo degli strumenti convenzionali e professionali, come lo Strumento per le parole chiavi di Google o Semrush, ciò che fa davvero la differenza, a mio parere, è pensare alle keyword in modo alternativo, intelligente, fuori dagli schemi.

Di sicuro quando pensiamo alle keyword pensiamo immediatamente al prodotto. Se vendo sedie sarò portato a ritenere che le keyword partono e finiscono con “sedie”. 

Ma c’è un problema: quasi sicuramente i miei concorrenti, posizionati da anni, staranno già battendo queste parole chiavi. Un’analisi con SEMrush mi può confortare su questo punto, ma basterà un’occhiata rapida alla loro home o pagine di categorie, per inferire che tipologia di keyword stanno puntando.

Quando faccio una ricerca delle parole chiavi per un prodotto non devo limitarmi semplicemente al volume di traffico mensile che potrebbero avere, ma devo verificare questi punti:

  1. Quanto è sostanziale questo volume di traffico?
  2. Che tipo di utente sarebbe interessato al mio prodotto?
  3. In che modo io chiamerei il prodotto se lo stessi cercando? Userei formule generiche o formule specifiche?
  4. Quante visite potenziali posso davvero trasformare in vendite ai clienti?
  5. Quali sono le parole chiavi che i miei concorrenti non stanno battendo?
  6. Quali possono essere scalate velocemente per ottenere subito un ritorno economico?

Il volume di traffico è importante perché mi dice quante persone approssimativamente sono interessate al prodotto. Nell’esempio, “sedie” è così generica che probabilmente ha una ricerca mensile molto elevata. Ma la verità è che più generica è una parola chiave, minore è la sua convertibilità.

L’esperienza ci insegna che se gli utenti entrano nella pagina di categoria, le possibilità di una conversione aumentano vertiginosamente, specie se la categoria è “precisa” e in qualche modo combacia con la query.

Che tipo di utente è interessato al mio prodotto? Un utente che vuole comprare oppure un utente che cerca anche alternative gratis? La sua ricerca combacia esattamente con alcune delle mie categorie di prodotto?

Se l’utente cerca una versione gratuita o a basso costo, il mio prezzo coincide con quest’aspirazione? Se la risposta è negativa devo modificare la parola chiave per EVITARE questo traffico e incrociare quello interessato all’acquisto al prezzo proposto da me (nel caso lo aggiusto, ma senza rinunciare al valore e alla remunerazione). Operare nella nicchia, più specifica e ristretta, dà sempre un ritorno tangibile.

Inserire le parole chiavi nella descrizione del prodotto

Nell’interpretazione della query devo cercare di calarmi nei panni dell’utente. Cosa cerco in un prodotto? Che tipo di problemi deve risolvermi? Che utilità voglio conseguire? Se entrassi in un negozio fisico come mi rivolgerei al negoziante per indicare esattamente quel prodotto con quelle caratteristiche? 

Queste sono le giuste domande da porsi se vogliamo scrivere una descrizione del prodotto che contenga le parole chiavi più importanti. Se ci focalizziamo solo sulla keyword e non sulle caratteristiche del prodotto (che sottintendono più parole chiavi, pertinenti e coerenti con i desideri dell’utente) rischiamo di non incrociare il traffico più interessato.

Non va mai dimenticato che la stragrande maggioranza delle parole chiavi sono “richieste di informazioni tese alla risoluzione di un problema”.

Quante visite potenziali posso trasformare in vendita? Sicuramente, analizzando al meglio la query e utilizzando le domande descritte sopra, posso capire dopo un po’ di test quali sono le visite utili.

Chi non analizza il comportamento degli utenti o la bontà effettiva delle parole chiavi, si ritrova con un traffico vuoto che non riesce a convertire. I motivi per cui potremmo ricevere visite disinteressate sono tante.

Al di là dei problemi tecnici e delle dinamiche relative alla domanda e all’offerta, quando le persone entrano ed escono dal sito è perché non hanno trovato ciò che stavano cercando. Se navigano, trascorrono del tempo, ma non trovano, vuol dire che l’offerta è in qualche modo inadeguata.

Devo quindi cercare di raffinare le keyword al massimo, evitando quelle generiche e preferendo quelle specifiche, ponendo sempre l’accento sulla descrizione e la categoria.

Ricordati che non sempre la parola chiave più remunerativo è quella che corrisponde al prodotto secco. A volte funzionano meglio le combinazioni di parole chiave che sottintendono la praticità del prodotto, il suo utilizzo, il prezzo.

Se cerco un “adattatore HDMI per Samsung” mi attendo una pagina precisa, molto più pertinente di quella relativa alla query “cavo HDMI”. Con l’inevitabile risultato che da una query più precisa deriva un aumento delle conversioni.

In questo senso posso cercare di battere le parole chiavi che i miei concorrenti ignorano, o perché non le hanno scoperte oppure perché il loro modello commerciale non le prevede. In genere sono keyword più precise, specifiche, il cui volume di traffico non è molto elevato, ma che prese insieme generano un buon interesse.

Ricordatevi che è sempre meglio avere traffico da 10 keyword a volume 100, piuttosto che da una keyword a volume 1000. Questo per due motivi: il modello delle 10 keyword è replicabile e si possono ottenere miglioramenti multipli; come dice il proverbio “mai mettere tutte le uova nello stesso paniere”.

L’analisi finale delle keyword deve poi prevedere quali di esse siano scalabili nel breve e nel medio termine. Google considera meglio quei siti che pur puntando a una keyword molto competitiva, sanno posizionarsi per keyword correlate.

Risolvere i problemi di indicizzazione del sito e-commerce

Un sito e-commerce, come anticipato, presenta una serie di problematiche da risolvere:

  • Cattiva indicizzazione per presenza di prodotti troppo simili
  • Eccessiva impaginazione
  • Eccessiva lentezza
  • Scarsa responsività per le versioni mobile
  • Insicurezza nel processo di acquisto e nella raccolta di dati personali

Questi sono gli elementi che, oltre a quelli classici (presenza di penalizzazioni, malware, errori nel crawling) che impediscono a Google di indicizzare correttamente tutte le schede prodotto.

Prima di analizzare in rassegna gli errori, conviene sempre analizzare il sito, verificando se non vi siano “pagine morte”, collegamenti “spezzati”, eccessivi redirect 301 o 302 che provocano dei loop e degli errori di indirizzamento.

Da un’analisi con Search Console si può effettivamente verificare la presenza dei duplicati nei title tag, nelle descrizioni, se mancano riferimenti precisi e se la sitemap è accurata.

Presenza di duplicati e prodotti troppo simili

La presenza di prodotti duplicati negli e-commerce è quasi cronica. Molti commercianti condividono il catalogo con i concorrenti, il che significa avere schede prodotto simili (oltre alle foto).

Da questo punto di vista è semplice verificare: si seleziona il testo con Chrome, e con il tasto destro del mouse lo si cerca su Google. Se appaiono altre pagine del nostro sito o di altri domini, che condividono il testo con quello presente sul nostro sito, bisogna subito intervenire.

Eccessiva impaginazione

L’eccessiva impaginazione dipende dal numero di prodotti presenti in una categoria. Quando abbiamo molti prodotti, sistemi come Prestashop, Woocommerce o Magento impaginano i risultati.

Con questo però si ottiene la duplicazione dei title tag, come minimo, oltre a una navigazione che perde di importanza, man mano che ci si spinge in profondità. Per ovviare a questi problemi o si decide di de-indicizzare le impaginazioni, a partire dalla pagina 2, oppure si usa il tag rel canonical.

In questo modo Google considererà solo la prima pagina, attribuendo il “punteggio” delle successive ad essa (che corrisponderà alla pagina di categoria).

E-commerce troppo lento

Un sito e-commerce troppo lento viene abbandonato ancora prima di essere aperto. La lentezza del sito può dipendere oltre che dalle risorse scarse del server anche dalla presenza di immagini troppo pesanti, nonché dalla presenza di aggiunte e plugin che magari non servono. Utilizzare i sistemi di cache e compressione per velocizzare la navigazione.

E-commerce non adatto al mobile

L’importanza del mobile è risaputa. Ormai la stragrande maggioranza delle persone naviga sul web attraverso smartphone e tablet. Anche se non conclude l’acquisto via smartphone, l’utente deve poter trovare un sito leggibile, nel quale sia possibile registrarsi, navigare, fare comparazioni tra i prodotti, salvare il carrello.

Verificare la visibilità da mobile con gli strumenti messi a disposizione da Google.

Acquisti sicuri e carrello facile

Se avete acquistato da Amazon vi sarete senz’altro resi conto della facilità con cui si acquista. La serenità nell’acquisto a distanza è importante. Google penalizza pesantemente i siti truffaldini, almeno se riesce a beccarli e sicuramente mette in secondo piano quelli che, raccogliendo dati personali come mail e carte di credito, non proteggono i dati con le sessioni sicure, tramite protocollo HTTPS.

Riepilogando, per indicizzare al meglio un e-commerce è bene

  1. Scegliere le parole chiave corrette, in modo creativo
  2. Non fissarsi sulle parole chiavi generiche
  3. Organizzare il sito ad albero, in ordine gerarchico, andando dalla home come vetrina fino al prodotto, passando per le categorie
  4. Avere una sitemap
  5. Evitare gli errori HTML con Google Search Console
  6. Organizzare al meglio l’impaginazione
  7. Verificare che non ci siano duplicazioni dei testi delle descrizioni
  8. Velocizzare al massimo il sito con la cache
  9. Verificare che sia navigabile da mobile
  10. Avere il protocollo HTTPS

Se hai un e-commerce e pensi che abbia problemi di indicizzazione puoi richiederci una consulenza.

Perche alla tua impresa serve un partner per il web marketing