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Cosa sono i dati strutturati e come usarli nel tuo sito

Cosa sono i dati strutturati e come usarli nel tuo sito
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Pietro Soddu
Senior SEO Expert da più di 10 anni, ha lavorato su progetti nazionali e internazionali di posizionamento organico su Google. Realizza campagne di link building e cura l'ottimizzazione on-page dei siti, dalla ricerca delle parole chiavi fino alla stesura del piano editoriale.

#SEO  

Avere una buona presenza online sui motori di ricerca, i Social Media e in generale nei canali di traffico è sempre positivo per la tua azienda. I motori di ricerca – e in particolare Google – costituiscono un canale di traffico troppo importante per essere abbandonato al caso. Oggi, nel 2018, questi strumenti sono così evoluti da essere diventati indispensabili. Google è il sito più visitato al mondo e grazie all’applicazione presente sugli Smartphone di ogni persona si è trasformato in un assistente vocale, capace di fornire risposte a tutto tondo.

Più di quanto tu non pensi, queste risposte possono riguardare i prodotti o i servizi della tua azienda, in una specifica area geografica. Per favorire l’avvicinamento tra cliente potenziale e azienda, tra siti e utenti sulla base dei contenuti, negli ultimi anni hanno fatto la loro comparsa i “dati strutturati”.

Cosa sono i dati strutturati e a cosa servono?

Anche se il nome può sembrare sfuggente, chiunque, navigando sul motore di ricerca Google, può essersi imbattuto nei dati strutturati. Tra i più noti ci sono le stellette nelle pagine di ricette o di recensioni. Oppure la disponibilità di un prodotto o il costo di un volo aereo o di un concerto o piuttosto l’esatta ubicazione di un luogo.

Con i dati strutturati, che si costruiscono attraverso l’utilizzo dei microformati forniti dal consorzio schema.org, l’ambizione degli sviluppatori è quella di fornire agli utenti un web “fisico” che si può toccare, nel quale le informazioni basilari non vengono passate attraverso il testo, ma tramite dei codici html che – nei fatti – “visualizzano” il contenuto.

L’effetto che si ottiene, nel motore di ricerca, è quello di fornire all’utente una informazione immediata e precisa. Ovviamente questo aspetto ha ripercussioni nella SEO e nel posizionamento del sito, in particolare dall’avvento dell’aggiornamento Hummingbird in poi. E in fondo è per questo che le attività dovrebbero utilizzare i dati strutturati: per ottenere più visibilità e scalare la prima pagina di Google, grazie alla coerenza delle informazioni fornite all’utente.

Le stesse ricerche odierne sono influenzate dall’uso dei dati strutturati:

  • Nei risultati ci sono interpolazioni di immagini e testi e altri effetti visivi;
  • Vedete le biografie dei personaggi o i testi delle canzoni;
  • Informazioni su luoghi, brand, eventi;
  • I siti appaiono nella loro struttura gerarchica (“briciole di pane”)
  • C’è il carosello: ad esempio, se cerco i migliori film di Tom Hanks Google mi mostra delle info aggregate, non prima una pagina che contenga l’elenco;

 

Ad oggi vengono utilizzati tre tipi di dati strutturati:

RDFa – si tratta di un’estensione di HTML5 che consente di arricchire il tradizionale codice HTML per generare delle descrizioni nel motore di ricerca, come appunto le stelline di voto delle recensioni.

Microdata – anche in questo caso si perfeziona il codice html tradizionale con degli attributi per fornire informazioni più precise e supplementari. Se sto fornendo l’indirizzo della mia azienda, ad esempio, posso specificare che si tratta di una “business location”.

JSON-LD – è una notazione in codice Javascript separata dal codice HTML. È quindi più semplice da usare perché non richiede altro che un inserimento di poche righe, senza toccare il codice html vero e proprio. È il formato più popolare e quello preferito da Google.

Grazie a JSON-LD nella descrizione del sito che compare su Google è possibile visualizzare il prezzo, la categoria e la disponibilità di un prodotto del tuo e-commerce, ancor prima che il visitatore entri sulle tue pagine.

 

Come usare i microformati nel sito aziendale e trovare più clienti

È ovvio che utilizzare i dati strutturati può avere ripercussioni positive sul tuo business. Il motore di ricerca può essere aiutato a comprendere di cosa parla il tuo sito, oltre ai contenuti, anche nei casi in cui il contenuto testuale non è necessario. Pensa all’esempio dell’e-commerce.

Fino a pochi anni fa i consulenti SEO di tutto il mondo erano assolutamente convinti che servissero delle introduzioni testuali, nelle pagine di categoria di un prodotto, per aiutare Google. Con i dati strutturati il testo non è più necessario, nella misura in cui non serva a fornire informazioni essenziali all’utente.

Quando questi visita un e-commerce non vuole una descrizione sommaria di ciò che troverà all’interno, ma desidera vedere i prodotti, con le foto, la disponibilità, il prezzo, i tempi di spedizione. I dati strutturati servono dunque a fornire queste informazioni precise, indipendentemente dalle keyword presenti in una determinata pagina.

 

E le keyword sono sempre importanti?

Ovviamente sì, ma come spiegato in alcuni articoli precedenti sulle keyword, nel posizionamento moderno (SEO) ciò che conta è l’intenzione dell’utente. Se come utente sto cercando i migliori alberghi di Lugano, fronte lago, quello che mi aspetto non è un testo che mi indichi quali siano questi hotel, quanto piuttosto un elenco di hotel, con indirizzo che rivelino la posizione, e la possibilità immediata di prenotare.

Quindi le keyword sono importantissime, ma quando vengono interpretate e cioè ci si mette nei panni dell’utente che effettua la ricerca. I dati strutturati sono quindi codici complementari al classico testo, che aiutano Google a estrapolare informazioni rilevanti dalla pagina. Informazioni che aiutano a trovare un luogo, acquistare un prodotto, ricorrere a un servizio, identificare un esperto in materia.

Un’arma in più da utilizzare già nel presente, avendo in mente che essi sono impiegati per fornire risposte molto più pertinenti all’assistente vocale utilizzato nelle ricerche via smartphone.

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