Debora Torriani: quando il Design prende il volo

Debora Torriani è una delle colonne portanti di Ander Group. Molto determinata, seria e organizzata, ma sempre sorridente e pronta a dare una mano ai colleghi, è una persona piena di iniziativa, con tante cose da raccontare. Ad esempio le sue 3 grandi passioni, che ci svela in questa intervista.

Debora, quando è cominciata la tua avventura in Ander Group?

“È iniziata nel marzo del 2012: dopo essermi laureata all’università SUPSI in Comunicazione visiva, sono arrivata in Ander Group per uno stage di 6 mesi. In realtà poi le cose sono andate bene e sono qui da più di 7 anni!”

Come è stato il tuo percorso in Ander Group?

“Ho cominciato come Graphic Designer; poi, per sfruttare la mia mente logica e organizzata, mi sono spostata sul Project Management e sulla User Experience.”

In poche parole, oggi di che cosa ti occupi?

“Mi occupo di rendere fruibili e semplici da usare i siti che realizziamo, organizzando nel modo migliore i contenuti e rendendo immediato l’accesso alle informazioni agli utenti. Nel farlo, cerco di conciliare i bisogni delle persone che navigano il sito con quelli dei nostri clienti, creando una navigazione intuitiva ma che sia coerente con gli obiettivi di Business.”

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E fuori dal lavoro, invece, che cosa ti piace fare?

“Sul lavoro cerco di dare sempre il massimo, ma per me le mie passioni hanno una grande importanza. Ne ho tante, ma 3 in particolare: la montagna, il disegno e il volo in aliante.”

Vuoi raccontarci come sono nate? Partiamo dalla montagna…

“I miei genitori hanno una casa nel Cantone Grigioni da quando sono nata. È una casa un po’ sperduta, che si raggiunge solo a piedi in un paio d’ore di camminata nel bosco, oppure in elicottero, che usiamo solo una volta all’anno per trasportare le provviste. Cerco di andarci appena posso, almeno due volte al mese: andare lì mi riconcilia con la natura e compensa il grande uso della tecnologia che faccio a lavoro. Lo stile di vita è quello di una volta: cuciniamo sulla stufa a legna e i telefoni non prendono.”

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Passiamo invece alla tua passione per il disegno…

“Ho sempre amato disegnare, a scuola amavo scarabocchiare durante le lezioni: disegnavo piccoli personaggi e soggetti di fantasia a cui non sapevo dare un nome. Quando qualcuno mi chiedeva cosa avessi rappresentato, rispondevo: “Dei cosini…”. Così, dopo qualche anno, è nata una vera e propria collezione de iCosini (su Instagram @icosini, ndr), cioè i miei disegni che nascono su carta e poi vengono stampati su qualsiasi tipologia di supporto, dai vestiti alle borse, dai biglietti di auguri ai quadri, dalle tazze alle cover.”

Vuoi dirci qualcosa di più sui soggetti de iCosini?

“In generale, amo fare due tipologie di disegni: alcuni sono dei pattern ricorrenti, spesso a tema naturalistico, che ripeto quando ho bisogno di rilassarmi. E poi ci sono altri disegni che rappresentano la mia interpretazione di scene della mia quotidianità e delle mie passioni: in questi, il protagonista è il Ninja, un personaggio che è nato in un momento complicato della mia vita che rappresenta la tenacia e la capacità di rialzarsi di fronte alle difficoltà. In quel caso il Ninja ero io, ma chiunque può esserlo quando ha bisogno di superare un ostacolo!”

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Quando trovi il tempo di disegnare?

“Spesso la sera, magari dopo una giornata particolarmente intensa, per toccare la carta dopo tante ore al pc. E ultimamente ho cominciato a farlo anche ogni mattina, per introdurre un’abitudine positiva e svegliarmi con lo spirito giusto.”

E infine c’è la tua passione più travolgente: il volo. Come hai iniziato?

“Ho provato l’aliante nel 2014 quasi per gioco, ed è stato incredibilmente bello. Appena scesa, ho incontrato un pilota anziano che si è rivolto a me convinto che fossi una nuova allieva del Gruppo Volo Vela Ticino. Quando gli ho detto che non avevo intenzione di prendere la licenza, ha sorriso e ha esclamato: ‘Dici così perché non vedi la tua faccia!’. Questo mi ha fatto riflettere su ciò che quel volo avesse lasciato in me; e poi i tentativi di convincimento da parte dei miei amici già iscritti al Gruppo hanno fatto il resto. Così, un po’ perplessa sul poco tempo libero a disposizione e sulla complessità della scuola di volo, mi sono iscritta: dopo solo un anno, avevo il brevetto in mano!”

È stata dura ottenerlo?

“Si tratta di una formazione seria, con 9 materie teoriche e un esame pratico. Mi ha richiesto tanto impegno, ma stava nascendo in me una passione tale che non mi è pesato per nulla.”

Per i poco esperti, cos’è un aliante? Come funziona?

“Un aliante è un aereo senza motore, con una grande apertura alare. Per volare, viene trainato in quota da un aereo a motore, dopodiché sfrutta i fenomeni ascensionali dell’aria (o termiche, ndr). Volare in questo modo è una sensazione unica, il vero motivo per cui lo faccio ogni weekend: mi ha avvicinata molto alla natura, mi ha insegnato a interpretare l’aria e i suoi movimenti. O meglio, siccome l’aria non si vede, ho imparato a interpretare i segnali della natura come il movimento e la forma delle nuvole, il movimento degli uccelli e delle foglie sugli alberi. Ho la fortuna di vivere in un luogo stupendo, il Ticino, e il volo mi fa apprezzare appieno i suoi paesaggi, i suoi laghi, le sue montagne. Ogni luogo che vedo è un luogo che sento di aver conquistato, perché ci sono arrivata senza l’aiuto di un motore.”

Quali parallelismi vedi tra il volo e il tuo lavoro?

“Innanzitutto, l’importanza del provare sul campo. Dopo avere ottenuto la licenza di volo e il diploma all’università, non ero ancora in grado di mettere in pratica appieno gli insegnamenti che avevo ricevuto, ma ho imparato a farlo con l’esperienza, sbagliando e migliorando giorno dopo giorno. Poi, l’importanza della pianificazione e dell’organizzazione, cioè di avere ben chiari gli step da seguire, da verificare, da tenere monitorati. Anche se, come un volo non finisce finché l’aliante è fermo sulla pista, così un progetto non finisce finché non è stato consegnato al cliente, e il cosiddetto “ultimo miglio” è quasi sempre il più faticoso. Infine, in entrambi i casi è fondamentale guardarsi indietro, confrontarsi e fare analisi per capire che cosa è andato bene, che cosa non ha funzionato, che cosa modificare in vista del volo/progetto successivo.”

Che cosa ti ha insegnato il volo?

“Mi ha insegnato che le priorità vanno studiate con attenzione, ma possono evolversi da un momento all’altro e bisogna essere pronti a trovare una soluzione ai problemi anche se imprevisti, affrontandone uno alla volta. Che un problema apparentemente grande va ridimensionato se ne subentra uno maggiore. Che è necessario aspettare sempre il momento giusto per fare le cose, ad esempio per sfruttare una termica. Poi ho imparato che i fallimenti arrivano per insegnarti qualcosa di costruttivo. E che le esperienze belle vanno condivise per apprezzarle al massimo: quando ho portato mio papà in aliante è stato uno dei giorni più belli della mia vita!”

Raccontiamo chi siamo attraverso quello che facciamo.
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