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Le penalizzazioni di Google spiegate bene

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Pietro Soddu
Senior SEO Expert da più di 10 anni, ha lavorato su progetti nazionali e internazionali di posizionamento organico su Google. Realizza campagne di link building e cura l'ottimizzazione on-page dei siti, dalla ricerca delle parole chiavi fino alla stesura del piano editoriale.

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29 dicembre, 2017 - 5 min di lettura

Google è un ecosistema nel quale i singoli organismi stanno in equilibrio. Se l’equilibrio viene spezzato, la bontà dei risultati sul motore di ricerca ne risente. Google preferisce che in testa alle ricerche vi siano delle pagine autorevoli, di qualità, informative. Ma Google non è perfetto: dovendo calcolare miliardi di ricerche quotidiane, ha bisogno di velocità e spazio. La velocità non può essere affidata agli umani, ma alle macchine. Sono gli algoritmi a determinare l’indicizzazione e l’ordinamento dei siti in base alle ricerche.

Per questo si può fare in modo che Google posizioni un sito piuttosto che un altro. L’eccesso di manipolazioni o l’abuso dei fattori e delle tecniche di posizionamento rientra quasi sempre nella categoria dello spam. È in questo caso che Google interviene irrogando una sanzione.

Cosa è una penalizzazione di Google

Una penalizzazione è un’azione manuale antispam, intrapresa da Google contro un sito che viola le sue linee guida (istruzioni per i webmaster). In poche parole, violando le norme sulla qualità si rimedia una penalizzazione.

La penalizzazione nella maggior parte dei casi avviene a causa di una infezione. Sul web circolano molti hacker e utenti malintenzionati, ma anche molti siti poco aggiornati e con scarse difese. Una volta che il sito viene infettato, Google prende delle contromisure: prima dà tempo al proprietario di rimediare, perché potrebbe non essersene accorto.

Esce una scritta come “Questo sito potrebbe essere compromesso” nei risultati di ricerca, dopodiché, di fronte all’aggravarsi dell’infezione può de-indicizzare il sito, facendolo uscire dal motore di ricerca.

Le penalizzazioni però spesso seguono dei comportamenti apertamente scorretti dei webmaster e dei proprietari dei siti, desiderosi di manipolare i risultati per ottenere una maggiore esposizione sui motori di ricerca.

Penalizzazione per schemi di link e link innaturali

Con l’avvento dell’aggiornamento Penguin, l’algoritmo di Google è diventato molto più stringente, severo e selettivo riguardo alla valutazione data ai backlink (link in entrata). I link in entrata valgono come un punteggio dato da un sito ad un altro, questo punteggio determina nel medio-lungo termine un miglioramento delle performance del sito su Google.

Quando però a intervenire è il team antispam, la penalizzazione è pesante e può riguardare anche l’intero dominio. Google vieta espressamente di alterare il PageRank del proprio sito facendo ricorso ai seguenti comportamenti:

  • Comprare o vendere link
  • Scambiare link
  • Creare link in article marketing, comunicati stampa e guest post usando anchor text ricchi di parole chiave
  • Usare programmi automatizzati per creare link

In tutti questi casi, una volta che Google emette una sorta di “flag”, segue la penalizzazione manuale, che può essere annunciata tramite un messaggio all’interno della sezione “Azioni Manuali” di Google Search Console.

Differenza tra penalizzazione e calcolo al ribasso

Le penalizzazioni vengono sovente divise in penalizzazioni algoritmiche e penalizzazioni manuali. Delle prime abbiamo già parlato. La definizione di penalizzazione algoritmica però non è del tutto corretta. Più che di penalizzazione stiamo parlando di applicazione di un filtro che determina un calcolo al ribasso del sito o la scomparsa temporanea di alcune pagine.

È in questo frangente che operano gli aggiornamenti Panda e Penguin, decisivi per definire al meglio la qualità di un sito. In filtri sono essenzialmente degli aggiornamenti che aiutano il motore di ricerca a combattere lo spam. Nel caso di Google hanno quasi sempre il nome di animali: Panda, Hummingbird, Penguin, Pigeon.

La potenza di un filtro e le conseguenze che può avere su un sito dipende dalla qualità del sito. L’aggiornamento Penguin ha molta meno efficacia se il sito è autorevole e ha un profilo di backlink al di sopra di ogni sospetto.

In casi come questi si subisce la penalizzazione ad ogni aggiornamento critico di questi filtri. Va detto che i principali ormai sono entrati nella routine, per cui si può dire che Panda e Penguin siano sempre attivi e vigili.

L’algoritmo Penguin: come funziona il filtro

Introdotto nella primavera del 2012, questo aggiornamento inserisce un filtro sui backlink di scarsa qualità e sui siti che beneficiano di “schemi di link”. Per Google è stata l’arma decisiva per spazzare via centinaia di migliaia di siti che si reggevano unicamente su link a basso costo, non tematici, raccolti a decine da siti poco affidabili come le directory o network di comunicati stampa e article marketing.

Parlando di Penguin, l’allora responsabile del team antispam di Google, Matt Cutts, disse espressamente che la perdita di posizioni in concomitanza degli aggiornamenti Penguin è da imputare primariamente ai link in entrata.

Le penalizzazioni per link innaturali

Quando si riceve un messaggio su Google Search Console siamo nel campo delle azioni manuali. Queste come spiegato sopra non vanno assolutamente confuse con l’applicazione dei filtri algoritmici. Siamo di fronte a una penalizzazione inferta perché è intervenuto il team responsabile della qualità.

Questo interviene in aree molto sensibili come quelle dei prestiti in giornata, delle assicurazioni, sui siti di scommesse e di giochi d’azzardo. La revisione manuale avviene solo dopo che il webmaster ha intrapreso delle azioni per riportare la situazione alla normalità, eliminando i link e di fatto coprendosi il capo di cenere.

Le penalizzazioni dell’algoritmo Panda

Il filtro Panda è un aggiornamento dell’algoritmo principale di Google che ha come scopo quello di combattere i siti con contenuti poco informativi, duplicati, di dubbia utilità, che non aggiungono nulla e che sono presenti in siti deprecabili. Quando uscì, il filtro era senza nome, vennechiamato “Farmer Update” perché colpiva duramente le fattorie di contenuti, create ad arte per occupare le pagine di risultati su decine di migliaia di ricerche.

Prima di Panda era sufficiente creare una pagina di poco conto, nominarla come la parola chiave e riempirla di un testo ininfluente per spuntare le posizioni di vertice su Google.

Oggi è impossibile posizionarsi secondo questo metodo, grazie all’uscita degli aggiornamenti RankBrain e Hummingbird, in grado di indicizzare meglio e dare preminenza ai contenuti di qualità.

Il filtro Panda colpisce:

  • Il contenuto generato da software
  • Il contenuto duplicato internamente ed esternamente
  • Il contenuto di poco conto che non aggiunge nulla
  • Le pagine doorway
  • Le pagine piene zeppe di spam
  • Le pagine attaccate da hacker
  • Le pagine che presentano testo nascosto o una sovrabbondanza delle parole chiave

Per riparare a una penalizzazione inferta dal filtro Panda, occorre lavorare sui contenuti, arricchendo quelli di poco conto, eliminando lo spam, ripulendo da eventuali attacchi hacker, aggiungendo soprattutto contenuti originali, informativi, che offrono al lettore qualcosa in più rispetto ai contenuti già presenti in rete. Contenuti autorevoli, utili, condivisibili.

Il filtro Panda può agire insieme al sito Penguin, perché quasi sempre un sito con link in entrata di scarsa qualità ha contenuti dello stesso livello.

  • In presenza di contenuti duplicati che magari copiano fonti poco autorevoli
  • Per un eccesso di scambio link
  • Perché il sito ha un profilo di backlink scarso
  • Perché siamo in presenza di una over-ottimizzazione, non solo abbiamo troppe keyword, ma la pagina è ancorata a backlink che presentano un eccesso di parole chiave ripetuto nei titoli, nel contenuto, nei meta tag.

Come uscire da una penalizzazione di Google

Prima di intraprendere una qualsiasi azione, bisogna però capire che tipo di penalizzazione stiamo affrontando. Non basta la semplice distinzione “algoritmica” / “manuale”. Per riconoscere l’applicazione dei filtri, al di fuori dei casi della penalizzazione manuale, occorre sapere in quale data essi sono stati rilasciati.

In linea di massima vale la teoria secondo la quale, di fronte alla mancanza di comunicazioni da parte di Google (per link innaturali, per partecipazione a schemi di link, per hackeraggio del sito o di alcune pagina) dobbiamo considerare l’applicazione di un filtro Panda o Penguin.

In caso di mancanza di backlink di scarsa qualità, quasi sicuramente stiamo subendo l’applicazione del filtro Panda. In caso di presenza di backlink sospetti, che ripetono lo stesso anchor text e provengono da siti di dubbia qualità siamo di fronte al filtro Penguin. Può succedere anche che Google stia applicando i due filtri contemporaneamente.

Per uscire dalla penalizzazione manuale è sufficiente ripristinare la condizione di partenza, eliminando gli script malevoli in caso di hackeraggio, oppure i link sospetti per la partecipazione a schemi o presenza di link innaturali. Una volta fatto questo si chiede a Google di verificare manualmente.

Per uscire dai filtri antispam occorre lavorare sul contenuto e sui backlink. In quest’ultimo caso Google ha messo a disposizione lo strumento di “rifiuto dei link”, attraverso il quale è possibile “respingere” il valore di un link, chiedendo al motore di ricerca di non conteggiarlo in nostro favore.

Per Google è necessario però attivarsi a far rimuovere manualmente i link che ci danneggiano, prima di impostare questa funzione, che è automatica, e perciò irreversibile. Il rischio, in casi come questi, e non riconoscendo la natura della penalizzazione, è quello di rimuovere backlink che effettivamente non stanno danneggiando e anzi sono alla base del posizionamento.

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