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Link in entrata: guida completa agli anchor text

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Pietro Soddu
Senior SEO Expert da più di 10 anni, ha lavorato su progetti nazionali e internazionali di posizionamento organico su Google. Realizza campagne di link building e cura l'ottimizzazione on-page dei siti, dalla ricerca delle parole chiavi fino alla stesura del piano editoriale.

#SEO   linkbuilding  

Con l'avvento di nuovi algoritmi Google ha penalizzato chi abusa delle tecniche di link building: tra le più insidiose c'è quella relativa all'anchor text. L’anchor text o testo àncora è il testo visibile e cliccabile dagli utenti che porta a un’altra pagina o un altro sito. In sostanza è il modo con cui un link viene collegato nella rete.

< href=”https://www.google.it”>Google</a>

Nell’esempio di sopra il link è il sito di destinazione, l’anchor text è naturalmente la parola “Google”.

Perché l’anchor text è importante per la SEO

Prima dell’aggiornamento Penguin del 2012, l’anchor text era uno dei modi più immediati per comunicare a Google di cosa parlava una pagina. Di solito veniva ottimizzato usando la parola chiave. Oggi però non è più così: usando anzi abusando dell’anchor text si comunica solo la volontà di essere penalizzati o classificati come sito spam. Pertanto, mai come prima è importante sapere come linkare un sito, quando usare l’anchor text sulla parola chiave e come fare in modo che il suo utilizzo non ci porti un danno.

L’uso dell’anchor text per posizionarsi prima di Penguin

L’aggiornamento Penguin ha comportato una correzione vistosa dell’algoritmo principale di Google e ha messo nei guai tanti webmaster e SEO specialist che lo utilizzavano come una delle fonti del posizionamento. In pratica, prima dell’avvento di Penguin per aiutare un sito a posizionarsi bene su Google era sufficiente potenziare il backlink con la giusta àncora.

Se, ad esempio, volevo posizionarmi per “motore di ricerca”, anziché scrivere “Google”, come anchor text, mettevo direttamente la keyword. Il sistema era talmente “fallato” da rappresentare un vero e proprio hack nei confronti di Google: per posizionarsi era sufficiente raccogliere tanti backlink e indirizzarli tutti al sito usando la parola chiave nell’àncora. Personalmente io applicavo già delle variazioni, ma erano comunque incentrate sulla parola chiave.

Con l’avvento di Penguin però le cose sono cambiate e drasticamente.

Ottimizzazione dell’anchor test dopo Penguin

Il primo degli aggiornamenti Penguin è arrivato nella primavera 2012 e ha cambiato il mondo della SEO per sempre rendendo inutili sia gli schemi di link, sia le ottimizzazioni del backlink a basso costo. Penguin ha preso di mira tutti quei siti che ricevevano un beneficio da link di bassa qualità, artificiali, provenienti da siti spam, che avevano l’unico scopo di manipolare il posizionamento e le pagine dei risultati di Google.

Per sapere quale siti stava effettivamente manipolando Google aveva il suo arsenale di armi, tra le quale il più potente era proprio l’abuso di anchor. Dal momento che è naturalmente impossibile che più persone linkino una pagina o un sito usando sempre la stessa parola, doveva esserci qualcosa di artificiale o costruito alle spalle. Google ha utilizzato l’abuso dell’anchor come mezzo per identificare tutti quei siti che stavano manipolando il motore di ricerca. Siti autorevoli e siti molto meno autorevoli.

Se un sito ha 1000 link in entrata è praticamente impossibile, per la legge dei grandi numeri, che tutti e 1000 puntino ad esso usando sempre la stessa parola chiave. Possibile che nessuno linki il sito con il nome dell’indirizzo del dominio? Possibile che non ci siano variazioni, errori, refusi? Tutto ciò che appare artificiale, nell’ambito dei backlink, viene penalizzato pesantemente.

Penguin oggi lavora come routine dell’algoritmo, quindi viene sempre applicato. Il che significa che è molto più semplice venire penalizzati per un abuso delle tecniche di backlink, ma anche uscirne più rapidamente grazie alle opportune correzioni.

Penguin agisce su più direzioni:

  • Si costruisce un backlink in modo artificiale nella speranza di portare un beneficio al sito
  • Google indicizza il backlink
  • Google aggiorna il profilo di backlink del sito, dando il valore guadagnato
  • Google analizza nel tempo questo profilo ogni volta che ci sono dei link nuovi non solo per il sito, ma pure quando accade qualcosa all’ecosistema di riferimento. Ad esempio: un sito che ci linka ha ricevuto un link di scarsa qualità. Il valore del nostro link nel tempo si affievolisce.

Il posizionamento organico però non tiene conto solo dei fattori “off page” come sappiamo, ma parte da ciò che troviamo all’interno del sito. Google trova quindi corrispondenza tra la parola chiave presente nell’anchor text e l’ottimizzazione della pagina di destinazione. Se c’è un eccesso dell’uso di questa keyword, arriva la penalizzazione. L’eccesso viene punito già all’interno del sito o della singola pagina, figuriamoci cosa accade quando esso viene riverberato all’esterno del sito.

Attraverso l’abuso dell’anchor Google può inferire l’attività artificiale e quindi il gioco disonesto. In definitiva, per evitare penalizzazioni nell’era di Penguin, bisogna agire come segue.

Come ottimizzare al meglio l’anchor text per la SEO

Per linkare un sito ci sono molti modi. Penguin colpisce la ripetitività e desume l’artificiosità del link proprio a partire dal fatto che vengono utilizzati metodi non lineari. Per evitare penalizzazioni la cosa migliore da fare è variare le àncore, utilizzando varianti di tutti i tipi. Una premessa però: l’anchor text è ancora un fattore molto rilevante. Quando viene utilizzato influisce pesantemente sul posizionamento. Questo aspetto viene dimenticato dagli SEO specialist poco inclini alle sperimentazioni.

Personalmente ho potuto appurare quanto è potente l’utilizzo dell’anchor più volte negli ultimi anni, con Penguin in vigore. È proprio perché è molto potente che Google “a contrario” ne penalizza l’abuso. Se non costituisse un vantaggio non utilizzerebbe un importante “correttore” come Penguin.

Questo punisce semplicemente l’ottenimento dei backlink in modo artificiale, interpretando l’anchor text ripetitivo ed eccessivamente orientato alla keyword come un segnale della non naturalezza del profilo di backlink. A questo punto è chiaro che, per funzionare e non danneggiare, l’anchor debba sembrare del tutto naturale e spontaneo.

 

1. Anchor text con il nome del sito

Per mettersi al riparo dalle spiacevoli conseguenze di Penguin, questo è il metodo migliore e più sicuro di linkare un sito. Devo linkare Ander Group? Uso “Ander Group” come anchor e non ci sono problemi, dal momento che sto rispecchiando il nome del dominio.

 

2. Anchor text generici

La rete non è fatta solo di esperti. Grazie all’arrivo dei blog, una quindicina di anni fa e dei social network, 10 anni fa, sempre più persone costruiscono dei contenuti e non si preoccupano di farlo nel modo più corretto. Per favorire la leggibilità spesso questi utenti usano anchor come “clicca qui”, “vai al sito”. Un profilo naturale di backlink dovrebbe averne una percentuale.

 

3. Anchor “nudi”

Si chiamano così quei backlink che per linkare usano non il nome del dominio, ma il suo indirizzo. Se voglio linkare Ander Group non metto come anchor “Ander Group” come nel caso al punto 1, ma l’URL del sito per esteso: www.Ander Group.com o https://www.Ander Group.com o ancora Ander Group.com. Semplice no? Non mettendo nulla Google considera l’anchor come “notext”

 

4. Anchor sotto l’immagine

In questo caso a linkare il sito non è un testo, ma un’immagine. Essa contiene incorporata il backlink, per cui se ci clicchiamo sopra andiamo al sito di destinazione. Google utilizza il tag ALT per ricavare “Il testo” dall’immagine, ma se non lo usiamo anche questo sarà classificato come “notext”.

 

5. Nome del sito più keyword

Questa variazione è stata impiegata parecchio dopo Penguin, nel tentativo di “salvare il salvabile”. Effettivamente dà beneficio dato che si inserisce la parola chiave. Nel nostro caso potremmo linkare questo sito così: “Inbound marketing di Ander Group”. La combinazione genera comunque un mix di spontaneità e ottimizzazione.

 

6. Parole chiave correlate

Per evitare che il sito venga penalizzato per un abuso della parola chiave nell’anchor, perché non usare un mix di parole chiavi, magari una frase o una keyword correlata? Nel nostro caso potrebbe essere “Tecniche vincenti di inbound marketing” se questa fosse una keyword. Per trovare le keyword correlate è sufficiente fare una ricerca su Google e andare a fondo pagina dei risultati, vengono elencate e sono cliccabili. Oppure utilizzare Google suggest, come già suggerito in questo articolo sulla ricerca delle parole chiavi.

 

7. Anchor text parziali

In sostanza utilizziamo la parola chiave come nel caso del punto 5, ma al posto del nome del sito utilizziamo delle parole comuni. Lo scopo è quello di usare la parola chiave principale all’interno di una frase che non necessariamente corrisponde a una parola chiave correlata. Ad esempio: “impara l’inbound marketing”. Non sto usando una keyword secondaria, ma la keyword principale (inbound marketing) insieme a una parola che aiuta la leggibilità.

Questo metodo sfrutta la potenza della keyword nell’anchor, ma la sfuma usando una parola che permette la leggibilità. Spesso nell’epoca pre-Penguin i SEO specialist sacrificavano la leggibilità a favore dellì’impiego secco della keyword nell’anchor. Esempio: “andate nell’hotel Lugano”, solo per favorire il posizionamento sulla keyword secca “hotel Lugano”.

 

8. Anchor text molto lunghi

Per diluire la forza della parola chiave e non incappare in penalizzazioni, spesso si linka utilizzando più parole chiavi, anche 7-8. In pratica un’intera frase. Lo scopo è quello di fare sembrare il profilo ancora più naturale, dal momento che spesso si rimarca un concetto rimandando direttamente al sito.

 

9. Anchor text che corrisponde alla keyword

Questo è il vecchio metodo come sappiamo: l’anchor text che usiamo corrisponde esattamente alla keyword che vogliamo posizionare. In genere c’è corrispondenza tra l’anchor text del backlink e il title tag della pagina di destinazione. Oltre ovviamente al contenuto. È l’abuso di questa tecnica che viene penalizzato, ma attenzione: usarlo è molto efficace. E Google non scoraggia questa pratica. Solo che l’abuso, vale la pena ricordarlo per l’ultima volta, fa affiorare l’artificiosità del backlink che è il vero “delitto” punito da Google.

 

10. Anchor text qualsiasi immerso in un testo super-ottimizzato

Questa è la tecnica che preferisco sinceramente. Perché fa riferimento all’autorevolezza, la coerenza, la rilevanza del testo che circonda l’anchor text. I backlink più efficaci sono quelli contenuti all’interno di testi rilevanti, che hanno un senso, vengono letti e condivisi, sono di qualità superiore. Allora, inserire un anchor di qualsiasi tipo qui dà valore. E il suo valore viene trasferito anche semanticamente (quindi con il “portato” rappresentato dalla parola chiave che vogliamo scalare) quando è inserito in un contesto appropriato.

In un articolo che parla di inbound marketing, ottimizzato, con il title tag appropriato posso inserire il link a Ander Group usando anchor generiche.

Il “peso semantico” gli verrà comunque trasmesso dall’alta ottimizzazione presente nel testo e nei fattori chiave, come i meta tag, i titoli dei paragrafi, le immagini. È molto premiante usare l’anchor text all’interno di un testo rilevante, perché ciò conferisce maggiore forza e coerenza.

Per chiudere, si parla molto di percentuali di utilizzo degli anchor text complessivi. Un profilo di link building naturale li contiene tutti, ma in generale bisogna dare preminenza al nome del sito visto che è il metodo più semplice per richiamare un sito.

Anche i link nudi sembrano molto più naturali di altri, così come le àncore generiche e quelle legate a parole chiavi correlate. Per prudenza terrei gli anchor del punto 9 in una percentuale inferiore al 5% e nel caso il link fosse inserito all’interno di testi fortemente ottimizzati, scenderei all’1% sul numero totale dei backlink raccolti o creati.

Tattiche SEO che penalizzano il tuo sito nel 2018