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Non chiamatelo team building

Da Bogno all’Alpe Cottino fino alla cima del Monte Garzirola. Ci siamo ritrovati dal vivo dopo quasi 4 mesi di comunicazioni via chat e video call, ed è stato molto bello. Ecco il resoconto di una due giorni all’insegna della gioia di ritrovarsi con la certezza di non perdersi più.


La tecnologia ci permette oggi di fare cose che mai avremmo immaginato. Ci aiuta a mantenere rapporti a distanza di migliaia di chilometri, di scambiarci file anche pesanti senza muovere un solo passo, di ottenere informazioni dettagliate su realtà distanti semplicemente facendo una ricerca di pochi secondi su Google. La tecnologia ci permette di essere vicini anche se siamo lontani.

In questi mesi - da febbraio a metà giugno - noi di Ander Group, insieme a moltissime realtà su tutto il territorio e non solo, l’abbiamo sperimentato in prima persona. Col Covid-19 a impedirci di vederci tutti i giorni in ufficio e parlare tra di noi dal vivo, la tecnologia ci ha consentito di mantenere, e forse cementare, il rapporto umano e professionale costruito in anni di assidua frequentazione. Un vero e proprio salvagente, e di questo noi - che di tecnologia siamo appassionati - non possiamo che esserle grati.

Ma a volte un sorriso, un’espressione del viso, la semplice “prossimità” sono necessari e insostituibili. Venerdì 19 e sabato 20 giugno abbiamo deciso che ci eravamo visti a sufficienza in digitale e che incontrarci anche nel mondo analogico era diventata una necessità.

Questo articolo racconta la storia di un team di nuovo unito e in carne e ossa dopo quasi 4 mesi di lontananza forzata. Un momento piacevole, quasi commovente. Se fosse stato un film sarebbe stato introdotto da una colonna sonora in stile “Momenti di gloria”, probabilmente con un bell’effetto slow motion a rendere tutto più intenso. Visti da dentro il tutto è apparso naturale, ma siamo pronti a scommettere che qualche escursionista presente alla reunion si sarà posto qualche domanda su come sia possibile provare un tale trasporto alle 10 del mattino di un venerdì di quasi estate.

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Il ritrovo è a Bogno, un piccolo paesino a poco più di un quarto d’ora da Lugano, nella splendida Val Colla. Il programma chiaro: arrivare da Bogno all’Alpe Cottino, un alpeggio situato a 1400 metri d’altitudine. Pur orfani di matematici puri nel gruppo, i conti è stato relativamente facile farli: 500 metri di dislivello.

La camminata è durata circa un’ora e mezza, tra sentieri ora sconnessi ora perfetti, tra fiumi da guadare e prati con pendenza disumana da attraversare cercando di non scivolare. Tra novelli scalatori e cittadini abituati alla morbida sicurezza della pianura urbana, l’obiettivo era arrivare tutti insieme all’Alpe, perchè un team si aiuta e lavora insieme per raggiungere la meta.

Per descrivere l’approdo all’Alpe Cottino serve un’altra colonna sonora e probabilmente un altro effetto. Semplificando: è stato come incontrare finalmente la sagoma in lontananza di un’isola dopo mesi di navigazione in mare aperto. Stupore, magia e gioia, il tutto accompagnato da una musica celestiale di quelle in cui non ci sono note vere, non c’è ritmo, ma un suono continuo e dalle mille forme.

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L’Alpe Cottino è un alpeggio che fa parte del circuito di Natur Konkret, un’azienda che ha come obiettivo di conciliare il rispetto per la natura col benessere degli animali e la produzione di alimenti sani e genuini. Per accorgersi dell’amore che Guido Leutenegger e i suoi collaboratori provano per la natura basta osservare i bovini Highland liberi di girare per i pascoli e la cura con cui vengono accolti e curati i maiali lanosi di razza Mangalica.

Arrivati finalmente alla capanna, dicevamo, Manuel Wenzinger - il gestore dell’Alpe Cottino - ci ha recapitato sulla tavolata la meritata ricompensa: carne secca, slinzega, bresaola, coppa e formaggi locali di una bontà che è francamente difficile trasmettere a pieno. La filosofia di Natur Konkret è molto più facile comprenderla assaggiando i suoi prodotti che provando a descriverla a parole: ad ogni assaggio si è rapiti da un gusto che sa di natura, nella sua più nobile ed elevata accezione.

Le ore trascorrono felici e serene al Cottino, con la calma e la tranquillità che in città non siamo in grado non solo di provare, ma neanche di immaginare. Una partita a frisbee, una gazzosa al mandarino, un sonnellino sulle sdraio che danno sulla vallata e si arriva a sera, dove ad attenderci ci sono spezzatino, il più tenero che abbiamo mai mangiato, e tagliatelle in bianco, secondo la tradizione svizzero-tedesca.

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Dopo la nottata, chi nelle camerate messe a disposizione chi in tenda - sorvoleremo sul nome dei due spericolati -, siamo pronti di nuovo a una bella camminata. Più ripida della precedente ma molto più affascinante e mozzafiato. Guida d’eccezione Gianmaria Frapolli, ex membro del Gran Consiglio del Ticino e innamorato folle dei suoi monti, che conosce come fossero il giardino di casa.

La salita è impegnativa, sono pur sempre 700 metri di dislivello, ma quello che alla partenza dall’alpeggio sembrava semplicemente un obiettivo irraggiungibile, in un’ora e mezza abbondante si materializza davanti ai nostri occhi. Eccoci sulla cima del Monte Garzirola (o Gazzirola: il nostro nuovo amico ha il privilegio del doppio nome). Non è stato facile, non è stato rapido ma è stato molto bello.

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Arrivare lassù, da dove è possibile vedere Lago di Como, Lago di Lugano e Lago Maggiore con un unico sguardo è qualcosa di impagabile. Stagliarsi sul punto più alto delle montagne circostanti, sferzati da un vento instancabile ma comunque sorridenti e felici è un’esperienza che ci porteremo dentro come team e che ognuno di noi custodirà gelosamente nella propria personalissima memoria.

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In termini tecnici probabilmente questa due giorni potrebbe essere riassunta con “Team building”, ma i termini tecnici spesso falliscono nel comunicare emozioni e “nuances” di un evento. “Team building” indica un’attività realizzata appositamente per creare un clima più collaborativo tra i diversi professionisti, come per consentire, attraverso un’esperienza comune, di poter avere un terreno ancora più affine su cui costruire la quotidianità lavorativa. Il “Team building” è un’esperienza funzionale.

Quanti paroloni per descrivere semplicemente un incontro, dopo mesi, tra amici che lavorano assieme.

Se fosse una colonna sonora? Sarebbe sicuramente “Dancing Queen” degli ABBA. Se fosse un film? Sarebbe uno di quelli che ti tengono incollato allo schermo finchè, rassegnato, non vedi scorrere i titoli di coda. Solo che i titoli di coda in questo caso non ci sono.

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Un caro saluto da Florian, Luciano, Debora, Raffaella, Alis, Alexandre, Francesco, Mattia, Paolo, Gianmaria e Michael. Siamo scesi, alla fine, dai nostri monti. Ma col cuore siamo ancora un po’ lì.

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