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Indicizzazione di un sito multilingue

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Pietro Soddu
Senior SEO Expert da più di 10 anni, ha lavorato su progetti nazionali e internazionali di posizionamento organico su Google. Realizza campagne di link building e cura l'ottimizzazione on-page dei siti, dalla ricerca delle parole chiavi fino alla stesura del piano editoriale.

#SEO   #genera-nuovi-contatti  

31 ottobre, 2017 - 6 min di lettura

L’indicizzazione e il posizionamento su Google di un sito multilingua pone problemi che normalmente non si affrontano nel caso di un sito con una singola lingua. In genere, la lingua determina la versione di Google di appartenenza, se le pagine del nostro sito sono scritte in inglese è assai probabile che esso comparirà nelle pagine dei risultati delle versioni in inglese di Google (in particolare Google.com). Se al contrario è in italiano, sarà Google.it a indicizzare i nostri contenuti.

Ma se il nostro sito ha più lingue, come si comporta Google? E come possiamo essere sicuri che Google indicizzi e separi correttamente le lingue, per fare in modo che un utente italiano trovi i contenuti italiani e quello inglese le pagine nella sua lingua?

Fortunatamente Google fornisce un supporto, che consente ai siti di comunicare con esso per identificare in modo esatto la suddivisione del sito in lingue differenti. L’esito finale di questo processo di ottimizzazione, che andremo a vedere da vicino, è quello che gli utenti appartenenti a una lingua trovano su Google i contenuti pertinenti.

In buona sostanza, per un sito che intende posizionarsi su Google su più versioni internazionali, è possibile apparire in esse con la lingua corretta, evitando fraintendimenti e fughe dal sito.

Indicizzare un sito multilingua in modo corretto

Quando ci si vuole posizionare su più paesi, bisogna tenere conto che gli utenti preferirebbero leggere i contenuti nella loro lingua. È una buona pratica commerciale, oltre che un modo serio di stare negli affari e sul mercato.

La scelta a monte è doppia: possiamo decidere di realizzare un sito unico, con un solo dominio, diviso in cartelle ciascuna corrispondente a una lingua. Oppure dedicare tanti domini a quante sono le lingue.

Nel secondo caso l’indicizzazione non pone problemi, in quanto è sufficiente avere i contenuti nella lingua prescelta (una versione in tedesco dovrebbe avere tutti i contenuti, gli URL e i meta tag in tedesco). La scelta semai va fatta secondo delle opportunità che sono anche di natura commerciale, e che vanno valutate caso per caso.

Se il nostro sito è realizzato attraverso un CMS popolare come Wordpress o Joomla possiamo mettere in atto delle opzioni, che ci permettono di “settare” al meglio il sito. I CMS ci fanno capire come mai è preferibile avere un sito unico, diviso in più lingue, piuttosto che delle versioni ad hoc.

Questa impostazione va scelta solo se l’azienda ritiene che quel particolare paese è strategico da rappresentare una grossa fetta del proprio mercato. Altrimenti, meglio puntare sul dominio unico: il vantaggio di usare un CMS è che possedendo un solo database, che contiene tutte le lingue, le modifiche grafiche su un sito, o anche quelle relative alla navigazione interna, si applicano a tutte le versioni, risparmiando molto tempo.

Con Wordpress esistono degli specifici plugin che hanno il compito di separare le lingue, creare delle cartelle fittizie (en, de, fr, es, ru…), gestendo in modo semplice un processo che altrimenti richiederebbe installazioni multiple.

I plugin più utilizzati sono WPML e Polylang, quest’ultimo è gratuito, ma ha delle interessanti funzioni avanzate nella modalità a pagamento. Tra i due, abbiamo utilizzato più spesso il primo, anche perché ha più storia alle spalle.

È necessario però considerare la compatibilità del tema con entrambi i plugin.

Se il sito non è sviluppato con un CMS, ma in semplice HTML con pagine fisiche, sarà necessario sdoppiare le pagine, realizzandole nell’apposita lingua, per poi caricarle nella cartella fisica dedicata (en, de, fr, es…).

Una opzione è quella di inserire la versione straniera nel sottodominio: de.nomedominio.com. Anche in questo caso bisognerà ricopiare le pagine fisiche sulla cartella, aggiornando tutti i collegamenti, per fare in modo che ci sia un passaggio naturale tra le varie versioni.

Questo dal punto di vista tecnico. Dal lato dell’ottimizzazione e dell’indicizzazione del sito multilingua, è bene evitare di incorrere in questi errori, per non generare dei problemi lato SEO.

Google, relativamente ai siti multilingua, ha pubblicato delle guide e delle direttive specifiche proprio per evitare questi errori, che possono danneggiare la posizione nel motore di ricerca.

  • Evitare di mischiare le lingue nella stessa pagina. Utilizzare due o più lingue sulla stessa pagina rende impossibile a Google determinare con esattezza il contenuto, non perché non sappia riconoscere ciò che c’è scritto, ma perché gli rendiamo difficile capire per che nazionalità di utenti è riservata.
    Se l’italiano prevale, nelle altre lingue la pagina verrà presentata sul motore con la scritta “translate this page” o “traduci questa pagina”, bloccando l’utente alla fonte.

  • Usare dei cookie per determinare la pagina, assegnandola a seconda della lingua usata nel browser è corretto. Farlo senza cambiare gli indirizzi delle pagine invece è un errore. Un visitatore italiano dev’essere fatto atterrare sulla pagina dove-siamo.html.
    Quello inglese immediatamente sulla pagina where-we-are.html. Avere un URL italiano con contenuto inglese, oltre che incoerente, è profondamente sbagliato. Avendo poi più lingue servite da un unico URL porterà Google a indicizzarne solo una versione, tralasciando il resto.

  • È sbagliato anche dividere la pagina in paragrafi, assegnando a questi la traduzione di quanto sta sopra.

  • È sbagliato non dividere le lingue in cartelle specifiche.

  • Non è del tutto corretto rinunciare alla home page, usando una sorta di splash page o pagina di benvenuto dalla quale si accede alle singole versioni. In realtà, la root del dominio, cioè la home page che coincide con il nome dello stesso (es.: pepyta.com) è la pagina più forte del sito, per cui dovrebbe contenere la lingua di default. Nel nostro caso è corretto avere la lingua italiana su pepyta.com e non su pepyta.com/it/, dal momento che l’italiano è la lingua principale.

  • Usare dei collegamenti a Google Translate. Non si sta indicizzando una versione straniera, ma solo offrendo un servizio di terzi nemmeno troppo attendibile, che non dà alcun beneficio nel posizionamento per un paese straniero.

  • Nel caso invece si scelga di optare per delle versioni internazionali del dominio, con suffissi nazionali come de, fr, es, ru, en e così via, oltre a dover duplicare il sito graficamente, occorre preoccuparsi di spendere per hosting e dominio. Non fatevi illusioni sulla scelta dell’hosting provider.

    Scegliere un provider francese per il sito destinato alla Francia non modificherà di una virgola le vostre possibilità dal punto di vista SEO. Google utilizza decine di fattori per determinare la localizzazione del business.

    Inoltre viviamo in un mondo dove il commercio online consente di acquistare prodotti e servizi da ogni parte, non sarà di certo Google ad opporsi a questa tendenze, con regole conservative.

Come tradurre un sito per posizionarsi su più lingue

Tradurre il sito non significa prendere le porzioni di testo italiane e inglesi e inserirle su Google Translate. Come già detto, il traduttore di Google non è in grado di cogliere le sfumature sintattiche e grammaticali della nostra lingua, pertanto fornisce una traduzione raffazzonata. Perché non conviene utilizzarla?

Se non si ha dimestichezza con una lingua, meglio affidarsi a un professionista del settore. Utilizzando una traduzione automatica si rischiano clamorose brutte figure, che si trasformano in autentici boomerang per il proprio business.

Per posizionare al meglio una versione in lingua straniera, bisogna seguire le regole di ottimizzazione osservate per la lingua italiana. Va tenuto conto di quanto segue comunque:

  • Prima di effettuare una ricerca delle parole chiavi (kewyords) è opportuno sentire il traduttore, soprattutto se è madre lingua. Egli ha il compito di tradurre parole e definizioni nella lingua scelta.

    Non basta la semplice traduzione letterale (es.: assicurazioni / Assurance), deve invece proporre un ampio spettro di definizioni che definiscono anche l’ambiente culturale nel quale andiamo a proporci. I consumatori e i fornitori di paesi stranieri possono avere norme e bisogni differenti dai nostri, che trovano conforto in modi di dire, frasi, definizioni che non sempre trovano un diretto riferimento nella nostra lingua. Ergo: la ricerca delle parole chiavi dev’essere approfondita e accurata.

  • Gli scrupoli utilizzati per produrre del buon contenuto in italiano, vanno osservati per le lingue straniere. Grazie a importanti aggiornamenti come Panda e RankBrain Google è in grado di analizzare i contenuti in modo profondo e analitico, pertanto, anche se può sembrare trascurabile è necessario controllare lo spelling e la grammatica. Inutile anche puntare su meri riempitivi.

    I testi devono avere senso compiuto, devono generare traffico ed essere condivisibili.

  • L’analisi della concorrenza parte da queste parole chiavi. Usando strumenti come Semrush o lo strumento delle parole chiave di Google AdWords è possibile analizzare lo spettro delle keyword usate dai siti posizionati nella prima pagina di Google.
    Partendo da questi è possibile ampliare lo spettro delle keyword, ma anche verificare che tipologia di contenuti servono per posizionarsi.

  • L’ottimizzazione on page segue le regole della lingua base: diversificare i title tag, scrivere buone description, produrre contenuti che risolvono problemi.

  • La campagna di link building per un sito multilingua deve riflettere esattamente la lingua che vogliamo posizionare. Se intendiamo dare visibilità ai contenuti in italiano, i link dai siti in italiano dovranno puntare all’apposita cartella (o alla home page, nel caso la nostra lingua sia impostata di default nella home del dominio).

    Quelli in lingua inglese o tedesca, invece, dovranno provenire da siti in quelle lingue. Attenzione: Google considera spam tutti quegli articoli che contengono anchor text (le parole con le quali si linkano le pagine) forzati.

    Esempio: un articolo in italiano che contiene anchor text in inglese puntati alle pagine inglesi, nel tentativo di influenzare o manipolare il posizionamento. Come si può facilmente intuire, una simile operazione mette a dura prova il concetto di “spontaneità” e “naturalezza” del backlink.

Utilizzare l’attributo hreflang

Google ha fatto passi da gigante nell’indicizzare i siti multilingua, separando le lingue per gli utenti dei paesi diversi. Ma per ottenere tutto questo, come promesso all’inizio dell’articolo, è necessario prendere degli accorgimenti tecnici. Con l’introduzione del tag hreflang, Google consente di impostare, nella sezione head di ogni pagina, la lingua di riferimento.

Perché usare il hreflang?

Perché diamo a Google lo strumento principale per presentare la pagina nella lingua di riferimento.

Possiamo determinare delle variazioni regionali, ampliando le sfumature espressive. Inoltre con il hreflang si risolvono tutti i problemi di duplicazione del contenuto.

Come inserire il hreflang?

Il tag può esere inserito nella sezione head del sito, sotto i meta tag principale, con la seguente sintassi:

<link rel=”alternate” hreflang=”en-US” href=”http://miosito.com/en/” />

Va detto che utilizzando Polylang e WPML, in Wordpress, si resolve il problema alla radice, dal momento che lo creano in automatico. In caso di sito HTML occorrerà inserire il tag soprastante, differenziando per lingua, inserendo una riga per ogni lingua presente sul sito. Questo vuol dire che, se nel sito sono presenti 5 lingue, occorreranno 5 diversi tag hreflang.