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Fai buon viaggio

Enrique Sanz Prati ha la passione delle bici: le usa e le vende, nel suo negozio a pochi minuti da Lugano città. Gli abbiamo chiesto da dove deriva l’amore per le due ruote e perché un mondo pieno di bici sarebbe un mondo migliore.

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Enrique San Prati
Appassionato da sempre di yoga - ha 2 centri a Lugano assieme alla moglie - e di meditazione, Enrique Sanz Prati ha fatto del suo amore per le biciclette un lavoro. Il suo negozio propone soluzioni per la mobilità lenta, in grado - finalmente - di offrire una reale alternativa alle automobili sui brevi tragitti.


Di sostenibilità si parla spessissimo sui giornali, in televisione. Ci sono decine di Speech sui Social Network in cui ogni giorno artisti, imprenditori e autorità affrontano il tema dai punti di vista più disparati. È importante che se ne parli, ma è altrettanto importante che la discussione non rimanga bloccata su un piano puramente verbale ma abbia un corrispettivo reale. Per dare una forma concreta a questo concetto così elevato abbiamo chiesto il parere di Enrique Sanz Prati, titolare di uno dei negozi di biciclette più apprezzati di Lugano: GODSPEED.

Non sono tempi semplici per gli imprenditori, eppure ci sono attività - come la tua - che giorno dopo giorno trovano nuova linfa vitale e si affermano con maggiore forza. Da dove nasce l’idea di aprire un’attività come la tua?

La passione per l’imprenditoria arriva da molto lontano, era già ben radicata in entrambi i rami della mia famiglia. È un pensiero che ho sempre avuto e, appena laureatomi all’USI, ho deciso di intraprenderla. All’inizio come Freelance, poi più seriamente, grazie anche all’incontro con mia moglie avvenuto ormai 10 anni fa. Io sono mezzo colombiano e mezzo ticinese, lei mezza americana e mezza italiana: un bell’incontro tra culture e una spinta che ci ha portato lontani dal territorio per qualche anno. Una volta rientrati in Svizzera ci siamo guardati intorno, abbiamo capito che alcuni servizi mancavano e così - invece di lamentarsi come troppo spesso si tende a fare - ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo aperto un centro Yoga.

Poi la scoperta del mondo della bicicletta.

Ho sempre praticato e amato lo sport, ma la lampadina mi si è accesa quando un mio carissimo amico dell’università ha aperto un suo negozio di bici a Losanna. Ho subito pensato fosse una grande idea, ma - come spesso accade - l’occasione ha faticato un po’ a manifestarsi. Poi finalmente l’ha fatto, ed eccomi qui.

Negozio che avete chiamato GODSPEED, che è un nome decisamente particolare ed evocativo. Da dove deriva?

È molto semplice: al tempo avevo una maglietta con scritto “Godspeed” e mostrava un ragazzo su una specie di motorino. Quando ci siamo trovati a scegliere il nome del negozio io e mia moglie abbiamo pensato subito a quella parola. “Godspeed” è l’augurio che si faceva ai marinai che partivano per le americhe. In inglese antico vuol dire “buon viaggio” e ci è sembrato perfetto e romantico, vista l’attività che ci apprestavamo ad avviare.

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Così nel 2017 avete alzato ufficialmente la serranda e iniziato a vendere biciclette elettriche di ogni tipo.

Esatto, e abbiamo notato subito una cosa: dopo una seduta di Yoga la gente era felice, dopo un giro in bici anche di più! Le biciclette portano con sé numerosissimi vantaggi, soprattutto le e-bike a pedalata assistita. Sono efficienti, perché ti consentono di arrivare a destinazione saltando tutto il traffico delle auto; sono economiche, perché ti fanno risparmiare sul carburante, sulle tasse legate al possesso dell’auto e sul parcheggio; e fanno bene alla salute, perché ti consentono di fare attività fisica in modo assolutamente non traumatico. Casa mia dista dal negozio 9 km: per percorrere quel tratto ci impiego solitamente 20 minuti, che è in media molto meno che in auto. La e-bike “appiattisce” la città e il mio sforzo - tra andata e ritorno - è pari a una passeggiata di 40 minuti al giorno. E poi ci sono i vantaggi per la comunità, che sono anche maggiori: nessun tipo di inquinamento, né ambientale né sonoro. Le e-bike non implicano nessun tipo di emissione e sono silenziose. I motivi per salire in sella invece che sedersi al posto di guida di sicuro non mancano, giusto?

In particolare quella verso la sostenibilità è una sfida sempre più sentita che coinvolge sempre più realtà. In Ticino senti la stessa sensibilità verso questo argomento?

In Ticino, ma non solo qui, c’è ancora molta reticenza sull’argomento, ma credo derivi soprattutto da preconcetti più che da pratica diretta. Per quella che è la mia esperienza, chiunque provi una bici elettrica poi se ne innamora. Allarghiamo un po’ lo sguardo e pensiamo al periodo che stiamo vivendo, drammatico sotto moltissimi punti di vista. Il Covid-19 ci ha permesso di vedere cosa si prova a muoversi in una città silenziosa, con molto meno smog, molto meno inquinamento acustico. Nelle grandi città questa tendenza è più manifesta. Il Cantone si era mosso bene proponendo un incentivo di 1.500 CHF sull’acquisto di bici elettriche per le aziende, ma ora è stato purtroppo limitato alle imprese sopra i 10 dipendenti, tagliando di fatto la maggior parte del tessuto imprenditoriale ticinese e tutti i liberi professionisti. È un vero peccato perché era un’iniziativa davvero valida.

Da fruitore in prima persona, come giudichi invece la situazione delle piste ciclabili?

Anche in questo caso, purtroppo, male: Lugano non è ancora all’altezza del resto della Svizzera, anche a causa di un territorio morfologicamente diverso e particolare, ma soprattutto la mancanza di una chiara volontà politica. Complessivamente direi che il caso “piste ciclabili” rispecchia perfettamente il modo in cui è vista la bici ancora oggi: legata esclusivamente allo svago più che essere considerato un mezzo di trasporto vero e proprio. Ho moltissimi clienti e amici che sfruttano i cesti e i cassoni delle Cargo Bike per andare a fare la spesa. Io stesso ho fatto addirittura buona parte di un trasloco grazie a una bici che mi ha permesso di accedere in una zona in cui le auto non potevano sostare. Recentemente mi è capitato di parlare del tema con alcuni membri di Pro Velo Ticino e abbiamo concordato su un punto: non bisognerebbe parlare più di corsie ciclabili ma di vie, strade ciclabili. Se l’infrastruttura fosse equivalente a quella a disposizione delle auto avremmo una qualità di vita molto maggiore.

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In Europa invece questo concetto è passato.

Soprattutto nell’Europa settentrionale le biciclette sono considerate - giustamente - un mezzo di trasporto a tutti gli effetti e i risultati si vedono. Penso all’Olanda e alle sue varie città ciclabili, ognuna con le sue particolarità di assetto urbano: nonostante il maggior numero di ciclisti presenti, il numero degli incidenti è infinitamente inferiore: ci sono strade vere dedicate alle bici, ci sono semafori dedicati ai ciclisti e attraversamenti sicuri. È la mentalità che è diversa e su questo punto siamo ancora piuttosto lontani, ma sempre più persone, provando, si “convertono”.

Per questo ti sei candidato al Consiglio Comunale di Lugano quest’anno, per provare a cambiare l’approccio al tema?

Ho voluto supportare i Verdi in modo attivo. Però attenzione: ho degli ideali che guidano la mia vita, ma non sono un idealista: la mia attività di imprenditore mi ha trasmesso l’importanza della concretezza e del pragmatismo. Sono un esteta, ecologista ed edonista. Ci sono tantissime ragioni valide per sostenere la causa, di molte abbiamo già parlato e sono legate all’importanza di acquisire più consapevolezza sui temi legati alla responsabilità ambientale. Forse ho dimenticato di citare un altro motivo ugualmente importante: andare in bici è bello.

E allora rimane solo una cosa da dire: “Godspeed”.


Wanderful Take

La forza delle idee da sola non basta per creare qualcosa che possa fare la differenza. Ci vuole fortuna, ci vogliono le condizioni, un complicato allineamento di pianeti. Ma ci vogliono soprattutto forza di volontà, intelligenza e coraggio. L’intervista con Enrique Sanz Prati ci lascia esattamente questo: la voglia di provare a trasformare un proprio sogno in realtà, senza lasciarsi abbattere alle prime difficoltà e tenendo sempre lo sguardo ben puntato verso il futuro.

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