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Gli artigiani delle relazioni

“Come un manufatto, i rapporti tra le persone devono essere progettati, costruiti e manutenuti quotidianamente”. Lo sostiene Silvia Parmigiani, fondatrice di Tessa, che ci racconta come la sua azienda riesce a valorizzare il capitale relazionale delle organizzazioni

Parmigiani

Silvia Parmigiani
Classe 1972, dopo più di 20 anni di carriera prima come Manager e poi come consulente ha fondato Tessa nel 2018 per facilitare i processi di cambiamento delle organizzazioni.


Anche le relazioni possono essere a km 0. Lo sono quando annullano le distanze tra le persone, accrescono la consapevolezza, favoriscono lo scambio e la crescita. Silvia Parmigiani si occupa proprio di queste, in particolare di promuoverle all'interno delle aziende. È la fondatrice di Tessa, azienda milanese che si occupa di Relation Design: cioè di “fornire agli imprenditori gli strumenti giusti per valorizzare il capitale relazionale e potenziare la propria organizzazione”. Tessa è il risultato delle esperienze e delle conoscenze acquisite da Silvia in un percorso professionale lungo e vario: “Ho lavorato per 12 anni nella consulenza strategica, per 10 come manager in azienda e, infine, come imprenditrice. Mi sono imbattuta in tanti contesti e settori diversi, confrontandomi costantemente con il Change Management per supportare il processo di managerializzazione delle aziende familiari. Ho vissuto un percorso molto stimolante che mi ha arricchita molto: così, ho deciso di fondare Tessa per restituire parte di ciò che avevo ricevuto e facilitare i processi di cambiamento delle organizzazioni”.

Da dove nasce il nome Tessa?

Tessa richiama il tessuto di un’organizzazione: l’incontro tra trama e ordito, il punto di congiunzione che collega le persone tra loro. L’incrocio che, se ben manutenuto, genera valore ai portatori di interesse; mentre, se trascurato, genera attrito. La nostra sfida è trasformare la relazione in un Asset che, letto da destra verso sinistra, corrisponde proprio a Tessa per sottolineare quanto questo scopo sia connaturato alla nostra identità.

Come mai la scelta di puntare proprio sulle relazioni?

Negli ultimi anni ho notato che i prodotti e servizi offerti dalle aziende sono considerati dal pubblico sempre di più come Commodity, come qualcosa che viene dato per scontato. Il patrimonio che fa crescere un’organizzazione e migliora la sua percezione sta soprattutto nel contenuto relazionale e sociale, nella valorizzazione dell’identità, nelle modalità di interazione, nel servizio: ciò che fa la vera differenza non è il “cosa”, ma il “come”. Queste considerazioni hanno rafforzato in me l’idea che le relazioni fossero un ambito molto strategico e dal grande potenziale.

Con il vostro lavoro, vi impegnate a promuovere nelle aziende le relazioni Green: che cosa significa?

La sostenibilità relazionale è la dimensione della sostenibilità che si prende cura delle persone oltre che delle cose: le relazioni Green sono trasparenti, limpide, pure, hanno un basso impatto sulla vita dell’organizzazione. Promuoverle e stimolarle fa sì che il capitale umano possa essere valorizzato per salvaguardare il pianeta aziendale, e preservarlo dagli agenti inquinanti e potenzialmente tossici.

Qual è il segreto per creare una relazione sostenibile?

Il primo pilastro, imprescindibile, di una relazione Green è la competenza che noi definiamo “presenza”. Ci troviamo nell'economia del tempo: oggi è molto difficile dedicare la giusta attenzione alla cura dei rapporti con gli altri. La relazione viene percepita come qualcosa che accade: non ci fermiamo a riflettere sul perché funziona o non funziona. Al contrario, la relazione deve essere un progetto consapevole, costruito, sviluppato e manutenuto quotidianamente attraverso una continua valutazione: così facendo, se funziona può essere replicata. Se non funziona, è possibile indagare le cause dell’attrito e gestirle.

Qual è lo stato attuale delle relazioni nelle aziende italiane?

Lavorando soprattutto con piccole e medie imprese, ci accorgiamo che c’è un potenziale inespresso inconsapevole dal punto di vista relazionale. Le aziende tendono a concentrarsi molto di più sul “cosa” che sul “come”: non riflettono sulle modalità con cui operano, ma solo su ciò che producono. Così facendo, spesso trascurano la dimensione progettuale delle relazioni. L’amministrazione del personale e la formazione sono gestite come due binari paralleli: manca l’idea del percorso, una strategia sulle persone che sia sviluppata in sinergia con le strategie di business.

Quali sono i principali ostacoli che impediscono alle aziende di avere relazioni sostenibili?

Innanzitutto, spesso nelle organizzazioni manca la possibilità di riconoscersi ed essere riconosciuti. Molte persone hanno la percezione di non essere viste, di sentirsi scontate, non trovano lo scopo del proprio lavoro. E questo ha un forte impatto sulla capacità di far fronte alla pressione e alla complessità. Un altro ostacolo è la cultura dilagante dell’informalità: la rapidità e la spontaneità portano a trascurare l’adozione di un consapevole ed efficace processo relazionale. Pensiamo alla scrittura delle Mail: una persona che ogni giorno riceve tra i 100 e i 300 messaggi che tralasciano ogni dimensione relazionale e contengono solo un elenco di Task, a fine giornata si sente un Pungiball. Infine, il terzo grande tema è quello della gestione delle differenze e della non accettazione degli altri. La non accettazione è spesso un problema di aspettative, di proiezione: ci aspettiamo che l‘altro sia fatto come noi e, se non è così, spesso mancano tempo e voglia di gestire la differenza. 

Su quali Target aziendali lavorate maggiormente?

La relazione è una questione di responsabilità, quindi le stesse regole valgono per tutti. Certo è che, però, nell'organizzazione la gerarchia ha un peso: le persone si aspettano che il capo sia un esempio e che sia lui a prendere in mano il rapporto con il team. In questo caso, la difficoltà principale per un responsabile sta nel chiedere un Feedback: per capire le difficoltà dei collaboratori, è necessario indagarle direttamente con loro, perché difficilmente le comunicheranno di propria iniziativa. Non tutti però riescono a farlo, e questo dipende dal fatto che spesso i responsabili sono molto bravi nel proprio lavoro, ma non hanno allenato allo stesso modo le competenze per gestire le persone. E questo si traduce spesso in un impatto negativo sul risultato del lavoro in team e della cooperazione con le aree aziendali. Le persone con carenze relazionali generano entropia e malumori, la cui gestione richiede tempo prezioso: un aspetto che, se trascurato, nel medio termine erode valore e favorisce il Turn Over delle persone. Al contrario, i manager con solide competenze relazionali, a parità di competenze tecniche (e alle volte anche se hanno competenze tecniche inferiori), portano all'azienda risultati decisamente migliori.

Sono parecchie, insomma, le lacune relazionali delle aziende. Ed è proprio per colmarle che entra in gioco Tessa. Qual è il vostro approccio?

Le aziende sono fatte di persone: e le persone, la società, noi, maturiamo bisogni e desideri diversi con l’evolvere del contesto nel quale ci troviamo. Per poter mantenere competitiva e attuale una organizzazione, è essenziale intervenire anche sul piano degli strumenti e dei processi di gestione delle persone, che siano collaboratori o clienti. Ecco perché il nostro approccio parte sempre da un intervento di ascolto e di lettura profonda del contesto. Poi, una volta rilevato un bisogno, progettiamo una soluzione personalizzata e adatta alle specificità di quell'ambiente e quelle persone, per arrivare a un obiettivo che sia sostenibile nel tempo e a soluzioni che diventino patrimonio dell’organizzazione. Ci rifacciamo al metodo di lavoro degli artigiani, che curano in prima persona il risultato del proprio mestiere dalla scelta della materia prima agli strumenti di lavoro, dall'atto ideativo all'operatività quotidiana, dall'allestimento del proprio spazio alla relazione personale con i clienti.

Concretamente, in che cosa consiste il vostro lavoro?

Dopo aver realizzato un’approfondita analisi del contesto relazionale dell’azienda, e aver raggiunto una piena comprensione delle sue dinamiche, sviluppiamo un piano di intervento costruito sartorialmente sulle forme dell’organizzazione per definire gli strumenti, le metodologie e i processi migliori per valorizzare il suo capitale relazionale. L’attuazione di questo piano varia a seconda del bisogno del nostro committente - che si tratti di un progetto su tutta la popolazione aziendale, di un programma per il Management o di qualsiasi altra esigenza che riguardi la dimensione “persone” - ma generalmente si compone di una parte teorico-analitica iniziale e di alcune applicazioni operativo-pratiche successive. 

In che modo avviene il passaggio dalla teoria alla pratica?

La peculiarità dei nostri progetti sta proprio nella capacità di comprendere e sintonizzarci velocemente sulla comprensione della complessità delle organizzazioni e progettare soluzioni pratiche che diventino parte del Know How e degli Asset dell’organizzazione. Per semplificare questa fase, oltre all'analisi e alla proposizione di strategie d’intervento, utilizziamo alcuni strumenti di facilitazione del lavoro per creare esperienze immediate e tangibili. Ad esempio, un’esperienza nota è la metodologia Lego Serious Play, che prevede l’uso dei mattoncini colorati per aiutare le persone a elaborare azioni e soluzioni. Un altro strumento è l’Enneagramma, una mappa che permette di leggere e tracciare i profili delle personalità. Inoltre, sfruttiamo molto le dinamiche del gioco di ruolo. Proprio in questi mesi stiamo proponendo sul mercato un metodo di elaborazione di progetti e soluzioni ideato da noi, assimilabile a un gioco di società finalizzato ad allenare le competenze sociali: si chiamerà Filrouge: una serie di carte descrivono uno scenario problematico, un caso critico; i partecipanti, adottando e sperimentando una o più competenze sociali, hanno il compito di trovare soluzioni tenendo presente una visione d’insieme sull’organizzazione, considerando alcune variabili che di solito restano sotto traccia come i bisogni, i valori, la valutazione dei diversi punti di vista dei portatori d’interesse coinvolti. E ancora lavoriamo molto con il disegno e altre abilità creative per stimolare l’apertura al cambiamento e sperimentare sul piano pratico e non mentale a quali  caratteristiche e qualità le persone possono fare ricorso per acquisire una modalità di intervento efficace per se stessi e per l’organizzazione: dall'uso del pongo alla plastilina. Per fare un esempio e chiarire ancora meglio il concetto: di fronte ad un cambiamento, proprio come accade spesso con le persone, la plastilina si presenta inizialmente fredda, rigida e difficile da trattare. Se si inizia a interagire e a maneggiarla con cura, investendo del tempo per facilitare la possibilità che si adatti ai nostri progetti e scopi, diventa malleabile ed elastica e possiamo darle la forma che desideriamo realizzando il progetto che essa stessa, senza saperlo ancora, già racchiudeva in sé. In generale, cerchiamo di risvegliare nelle persone una parte ludica, leggera, che stimola il cambiamento e aiuta a superare quella resistenza che spesso genera malumori nelle aziende.

Il vostro lavoro vi mette a contatto con le persone, con la loro valutazione, con le loro sofferenze. Quanto siete coinvolte a livello emotivo e personale dalla vostra professione?

Quando ho fondato Tessa sono stata mossa da un fine aspirazionale prima ancora che commerciale. Sento molto la responsabilità di poter dare vita a una generazione (non solo in senso anagrafico) di persone che nel loro lavoro riescono a esprimere autenticamente se stesse e a creare una condizione di benessere per se stesse e per le organizzazioni nelle quali operano. Proprio per questo mi appassiono molto alle loro storie, mi interessa profondamente ascoltare e comprendere chi ho di fronte, mi piace andare a fondo ed esplorare la miniera di risorse e talenti spesso inconsapevoli e latenti, tanto che è difficile stabilire i confini tra lavoro e vita. C’è un aspetto che per me è importante sottolineare: questo è un approccio che appartiene alla cultura di Tessa, a tutti coloro che collaborano con me; ci scegliamo a vicenda perché abbiamo la stessa filosofia e questa attitudine è oggi il primo indicatore che ricerco quando devo assumere una nuova persona. I clienti se ne accorgono e riconoscono in questo approccio il nostro tratto distintivo: percepiscono il nostro attaccamento e sentono che lavoriamo per la loro azienda come se fosse la nostra, con un obiettivo che va al di là di là dell’oggetto dell’incarico. Mantenere questa promessa richiede molta fatica e tanto impegno, porta molte gioie e alle volte anche alcune delusioni, ma è il senso di ciò che facciamo ogni giorno: cioè fare in modo che il potenziale, il cambiamento accada come processo di crescita e di evoluzione.


Wanderful Take

Da amanti del Design - inteso come progettazione - siamo sempre interessati a scoprire nuove metodologie e nuovi ambiti di applicazione. Il Relation Design è stato una piacevolissima scoperta: un modo per introdurre nuovi strumenti e buone pratiche in un contesto che è per definizione “soft”, e per questo viene spesso trascurato. Noi di Ander Group, che pur essendo amanti di processi e tecnologie abbiamo sempre sostenuto la centralità delle persone, non possiamo che essere felici di dare spazio a chi, come Silvia Parmigiani, si impegna per favorire la sostenibilità delle relazioni.

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